Simon, seduto a una delle scrivanie al centro della biblioteca, osservava con crescente preoccupazione la scena: Cassie e Tiffany si prendevano gioco di Leyla. Dietro le lenti degli occhiali, il suo sguardo si era fatto sempre più cupo, mentre le loro risate rompevano il silenzio che regnava abitualmente in quell’ambiente.
Spinto dal bisogno di intervenire, si alzò di scatto: la sedia stridette sul pavimento, producendo un rumore che fece voltare alcuni studenti vicini. Con passo deciso si avviò verso Leyla, il cuore che martellava nel petto, nonostante l’aspetto da ragazzo tranquillo e riflessivo. Una strana agitazione lo attraversava, come se quella scena fosse solo l’inizio di qualcosa di più grande.
Taylor seguiva la scena da lontano, appoggiato a uno scaffale. L’apparente distacco non bastava a mascherare lo sguardo severo con cui scrutava ogni dettaglio. I suoi occhi freddi e penetranti si posarono su Cassie e Tiffany, e le due, pur cercando di mantenere un’aria di superiorità, compresero all’istante che con lui non avrebbero avuto la meglio. Non servivano parole né gesti plateali: bastava quello sguardo per imporre il suo controllo sulla situazione. Consapevoli di aver oltrepassato il limite, Cassie e Tiffany si allontanarono con arroganza, lanciando a Leyla un’ultima occhiata di scherno, come a prometterle che non era finita lì.
Il silenzio che seguì fu quasi un unico respiro trattenuto dagli studenti. Taylor e Simon si scambiarono uno sguardo rapido, che aveva il peso di un’intesa non detta.
Taylor, ammirato da molti ma incline alla solitudine, preferiva restare ai margini, lontano da chiacchiere e pettegolezzi. Eppure, quando decideva di intervenire, lo faceva con fermezza, soprattutto per difendere chi non poteva farlo da solo. Non era tipo da lasciarsi coinvolgere, ma in quel momento una ragione c’era: Leyla, con lo sguardo ferito e la treccina che ancora brillava di rosso acceso, aveva bisogno di qualcuno dalla sua parte.
«Ciao, sono Simon!» disse il ragazzo, avvicinandosi a Leyla con un sorriso timido ma sincero. «Mi dispiace davvero per ciò che è successo! Non so cosa ti abbiano detto, ma dalla tua espressione posso solo immaginare. So che non ti consolerà, ma hai avuto a che fare con le peggiori del quartiere.»
Leyla, ancora arrossata per l’umiliazione, non ascoltava davvero le sue parole. Continuava a fissare le due ragazze con uno sguardo gelido finché non le vide sparire oltre la porta. Il cuore le batteva forte, non solo per la rabbia, ma per la frustrazione di non essere riuscita a reagire. Le frasi gentili di Simon le arrivavano ovattate, come provenissero da un’altra stanza.
Lui tentò allora di distrarla: «Ehi, guardami. Non ne vale la pena. Vuoi dirmi cosa stavi cercando? O l’hai già trovato?» La sua voce calma e rassicurante sembrava offrirle un appiglio, un punto fermo a cui aggrapparsi.
Simon era il classico nerd: occhiali, capelli arruffati e quell’aria da giovane intellettuale che non lo abbandonava mai. Dirigeva una palestra, un lavoro lontano dalla sua vera indole, ma che portava avanti con inaspettata dedizione. Nel tempo libero si rifugiava al Meeting Center, dove dava sfogo alla sua passione per le nuove tecnologie. Era un genio non solo nella programmazione, ma anche nella logica e nella deduzione, capace di decifrare qualunque codice di sicurezza. Un talento brillante, confinato in un ruolo che sembrava non rendergli giustizia.
Taylor conosceva bene la cattiveria di Cassie e Tiffany: ne era stato vittima anche lui, ma aveva imparato a tenerle a distanza. Quella volta, però, scelse di lasciare a Simon il compito di confortare Leyla. Da lontano, osservava il suo volto. In lei percepiva una forza nascosta che lo colpiva, e quella treccina rosso fiamma, quasi magica, lo lasciò senza parole, come il segno di qualcosa di straordinario. Eppure la sua naturale riservatezza lo trattenne dal fare un passo oltre.
Nel quartiere, Taylor era noto per il suo fascino: alto, atletico, con capelli neri leggermente ondulati, un viso scolpito e due occhi verdi che sembravano illuminarsi anche al buio. Lavorava alla Grande Fabbrica, ma nel tempo libero si dedicava come assistente in biblioteca, un ruolo che gli permetteva di esplorare mondi lontani restando nel suo rifugio discreto. Adam si fidava ciecamente di lui e lo considerava una presenza rassicurante per i giovani.
Leyla, ancora infuriata, si rivolse a Simon e a Taylor, che nel frattempo si era avvicinato senza farsi notare, con un tono tagliente: «Siete corsi in mio aiuto perché pensate che io sia una povera invalida?» La voce, carica di amarezza, colpiva chiunque l’ascoltasse. Poi, rivolta a Simon, aggiunse con durezza: «Ora, per favore, spostati. Non ho intenzione di restare qui un minuto di più!»
Afferrò con forza le stampelle e si diresse verso l’uscita. Passò accanto a Taylor che, per rispetto, abbassò lo sguardo. I suoi occhi, solitamente così fermi, si posarono per un attimo sul pavimento, lasciandole lo spazio di cui aveva bisogno.
Il silenzio che seguì era carico di tensione. Simon e Taylor si scambiarono un’occhiata rapida, un tacito segnale di preoccupazione, ma nessuno dei due osò seguirla. Leyla era una tempesta in cammino, e nessuno poteva fermarla.
«Leyla, dove stai andando?» chiese Adam dalla reception, ma le sue parole rimasero inascoltate.
«Aspettami, fermati!» implorò.
«Voglio solo andare a casa!» replicò Leyla con rabbia.
«Ma cosa è successo? Posso aiutarti, credimi!»
«Non c’è nulla da risolvere,» rispose con fermezza. «Voglio solo tornare nella mia stanza.» Con un gesto deciso si liberò dalla presa di Adam, lasciandolo con le mani vuote e il cuore affranto.
«Cerca di essere ragionevole. Non puoi andare in giro da sola e io non posso accompagnarti.»
«Non posso qui! Non posso lì! Sempre la stessa storia!» ribatté, scendendo i gradini con passo deciso. «Che altro pensi che mi possano fare? Non è già abbastanza?»
Adam restava al suo fianco, impotente, mentre le parole di Leyla si mescolavano al rumore del traffico.
Per fortuna, Helen arrivò trafelata. Con il viso arrossato e gli occhi spalancati, sbarrò la strada a Leyla: «Diamine! Non posso assentarmi un attimo che… Ma che succede?»
Leyla, vedendo Helen così scossa, sentì affievolirsi la rabbia. Un velo di rimorso le attraversò il volto. «Non è successo niente. Voglio solo tornare a casa. Prometto che non vi darò altri problemi.»
Adam, costretto a rientrare, le lasciò sole. Sperava solo che quella giornata finisse presto, per tornare a casa e confortare Helen.
Durante il rientro, accelerò il passo, sperando di evitare domande. Helen la seguiva a distanza, rispettando il suo bisogno di spazio.
Voleva restare sola. Aveva bisogno di fare ordine nei suoi pensieri. Cassie e Tiffany avevano solo alimentato un fuoco che ardeva già da tempo.
Devo rinforzare le gambe per liberarmi presto delle stampelle. Intanto studio la mappa di Edenlost, sottratta di nascosto alla biblioteca. Mi dispiace per Adam, che mi ha accolta con gentilezza, ma non ho avuto scelta: era necessario. Devo trovare una via di fuga, pensò.
Con il viso teso e la fronte imperlata di sudore, raggiunse il pianerottolo. Aspettò che Helen le aprisse. Un’altra limitazione a cui non intendeva più sottomettersi.
Senza guardarla, la donna sbloccò la serratura con l’impronta ed entrambe varcarono la soglia.
Leyla restò immobile, lo sguardo perso nel vuoto. Aveva deluso la persona a cui teneva di più.
Dopo un lungo silenzio, Helen parlò con voce pacata: «Dimmi qualcosa! Voglio solo aiutarti. Il tuo carattere forte può metterti nei guai a Edenlost. E se accadesse, mi si spezzerebbe il cuore.»
Leyla, con gli occhi lucidi, rispose: «Mi dispiace per avervi coinvolti. Ma adesso ho bisogno di stare da sola. Appena mi sarò calmata, parlerò prima di tutto con te.»
Si avvicinò a Helen, le prese le mani e le baciò dolcemente la guancia. «Ti chiedo scusa,» disse, con un’espressione colma di gratitudine e rimorso.
«Va tutto bene, mia cara. Vado, ma passerò più tardi. Da ora in poi non entrerò più nella tua stanza senza il tuo consenso. Abituati a sentirmi bussare!» «Tu sarai sempre la benvenuta. A dopo!» rispose con un sorriso riconoscente, sentendo un barlume di pace tornare nel cuore.
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
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