Benvenuti nel primo capitolo di Edenlost – La città senza confini, romanzo urban fantasy pubblicato a puntate ogni domenica fino all’uscita della seconda edizione. Segui Leyla nella sua fuga verso la natura, tra misteri e ricordi del passato.
L’attesa di Evelyn
Evelyn fissava il telefono. Ogni istante che passava si stringeva attorno allo stomaco come una morsa, quasi a toglierle il respiro. Erano trascorse già più di due ore da quando Leyla era uscita, ma ancora nessuna notizia. Lo schermo silenzioso sembrava portare con sé un presagio oscuro, e l’assenza della figlia gravava nell’aria, imprecisa e minacciosa, come una paura senza volto.
Fuori, la tempesta si stava scatenando con violenza: tuoni fragorosi e fulmini squarciavano il cielo scuro. La pioggia cadeva a dirotto, trasformando le strade in fiumi impetuosi.
La sua ansia era palpabile. Si affacciò alla finestra e scrutò nel buio, cercando di scorgere qualche traccia della giovane. Il ricordo dell’ultimo avviso meteo riaffiorò nella mente come un avvertimento sinistro che le gelò il sangue: “Allerta meteo: uragano in arrivo durante la serata.”
L’aveva supplicata di restare a casa, ma lei, testarda come sempre, era determinata a raggiungere la Riserva Naturale, il suo rifugio segreto.
Poche ore prima, durante la cena, Leyla aveva esitato un attimo, lo sguardo fisso sul piatto quasi intatto. Le guance ancora gonfie tradivano la sua voracità, come se volesse finire ogni ultimo boccone. Poi, quasi senza pensarci, si era alzata di scatto, era corsa in camera a prendere il K-way e, con un rapido cenno della mano, si era lanciata verso il vialetto, pronta a partire.
“Ci vediamo dopo, mamma!” aveva esclamato con entusiasmo, dirigendosi verso la sua fedele compagna: la bici che Evelyn le aveva regalato l’agosto precedente per il suo diciottesimo compleanno.
Evelyn, l’unica parente rimasta in vita, madre e migliore amica insieme, le aveva rivolto un sorriso caloroso, anche se dietro quel sorriso si celava una forte preoccupazione.
Leyla sapeva che uscire con quel tempo era una scelta imprudente, ma le importava poco.
“Troppo tardi per i ripensamenti, mal che vada, mi bagnerò un po’!”
Evelyn si era affacciata alla finestra, osservando la figlia che si allontanava. Per un attimo le era sembrato di scorgere un riflesso di sé nella giovane audace, ma quel sentimento d’orgoglio era stato subito sopraffatto dall’angoscia che le stringeva il cuore.
Ricordi e dolore
C’erano stati anni in cui Evelyn e sua figlia avevano vissuto in Francia, insieme alla nonna materna, in un piccolo appartamento profumato di lavanda e ricordi. Leyla vi aveva trascorso i suoi primi dieci anni, tra risate leggere e storie sussurrate al crepuscolo.
Poi era arrivato il cambiamento. Un trasloco improvviso, seguito dalla tragica morte della nonna, strappata alla vita, lasciando dietro di sé un vuoto insopportabile nel cuore di entrambe.
Ogni angolo di quella casa sembrava ancora parlare di lei, ogni oggetto custodiva un frammento di passato. Troppo dolore per restare. Fu allora che Evelyn decise di partire, spinta dal bisogno di ricominciare, scegliendo l’Italia, la terra delle sue radici.
Evelyn, però, non si era lasciata sopraffare. Con determinazione, aveva cercato di colmare quei vuoti, diventando per Leyla il centro saldo di un mondo fragile, e di trasformare il dolore in forza. Tutto per Leyla, la sua figlia adorata. Per lei desiderava una nuova vita, un futuro migliore, pieno di speranza. Sebbene avesse già superato i cinquant’anni, Evelyn conservava un volto giovane e privo di rughe, quasi misteriosamente senza età. Il suo corpo snello e slanciato era adornato da lunghi capelli scuri e da occhi neri impenetrabili, che sembravano nascondere segreti profondi.
La Francia, del resto, era intrisa anche di un altro lutto: la perdita del marito, volontario del soccorso alpino, morto tragicamente durante una missione, pochi giorni dopo la nascita della loro bambina.
Il richiamo della natura e il bisogno di fuga
Leyla pedalava con foga, desiderosa di raggiungere l’imbocco della Riserva e allontanarsi dalla trafficata strada provinciale. Gli autoveicoli la irritavano sia per il fragore assordante che per la fastidiosa sensazione di essere quasi sfiorata quando la superavano a pochi centimetri di distanza.
Dopo aver svoltato in una strada secondaria, raggiunse il piazzale antistante l’ingresso della Riserva e rimase sorpresa nel vedere solo poche auto parcheggiate.
“Che strano! Sicuramente l’avvicinarsi del temporale deve aver scoraggiato anche i più temerari” disse tra sé.
Ma l’audacia della giovane non venne scalfita. Imperturbabile, continuò la sua salita verso la duna.
Una memoria indelebile: la madre e la prima esplorazione
Richiamò alla memoria quel giorno indimenticabile in cui aveva esplorato per la prima volta quella magica Riserva forestale insieme a sua madre. Era come se quel luogo conservasse ancora l’eco delle risate e delle avventure condivise con lei.
“Ogni volta è un’emozione tornare qui! Ricordo quel giorno, mamma. Eravamo affascinate dalla bellezza di questo posto. Oggi sono qui da sola, ma mi sento comunque vicina a te” sussurrò a se stessa con gli occhi brillanti di entusiasmo.
La spiaggia profonda, che separava la laguna dal mare aperto, si estendeva lungo chilometri di sabbia dorata. Alle spalle, una rigogliosa pineta si ergeva maestosa, regno di animali selvatici che vivevano in totale libertà. Quella volta, colte dalla meraviglia, si erano nascoste tra i cespugli, sospese nell’attesa di scorgere creature affascinanti.
Ora, pedale dopo pedale, Leyla zigzagava con gioia elettrizzante, lasciando che l’aria umida e frizzante le scompigliasse dolcemente i suoi lunghi capelli castani, che danzavano al ritmo del suo sforzo.


Durante il percorso, lo sguardo curioso di Leyla spaziava in ogni direzione: dagli attrezzi ginnici dimenticati alla rigogliosa vegetazione, ai sentieri che si addentravano verso la laguna, fino ai silenziosi capanni per l’osservazione ornitologica.
Immersa in quella varietà di paesaggi intrisi di un’atmosfera ovattata dall’umidità nell’aria, Leyla si sentiva avvolta dalla fantasia, coccolata e protetta. Il suo spirito vagava libero tra gli scenari incantevoli, ignara dell’intensificarsi della burrasca. Era così assorta nel suo mondo che l’orologio sembrava essersi fermato, senza darle alcun segnale del pericolo incombente.
Tra meraviglia e pericolo: quando la tempesta irrompe
Fu solo con i primi goccioloni di pioggia che la realtà si fece strada, rompendo la magia del momento. Con un sospiro di riluttanza, si rese conto che era giunto il momento di fare ritorno. Quella breve fuga che le aveva donato serenità e spensieratezza si trasformò all’improvviso in una corsa contro il tempo. Ogni pedalata divenne un tentativo disperato di sfuggire alla tormenta che si avvicinava con fulmini minacciosi. Ma anche la tempesta sembrava compiacersi di quel gioco, accelerando la sua furia in un’infernale rincorsa. Un ammasso di dense nubi nere si andava addensando proprio sopra la sua testa, offuscando rapidamente il cielo già grigio e generando in lei un crescente senso di oppressione. Il fragore dei tuoni si confondeva con i battiti accelerati del suo cuore, mentre ogni raffica di vento umido sembrava sussurrarle una minaccia imminente.
“Continua la lettura con il capitolo successivo!”
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EDENLOST Copyright © 2025 Alexandra Kathleen Blade – Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso dell’Autore.
Seconda edizione luglio 2025 Edenlost – La città senza confini, Volume I della saga Edenlost



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