In mancanza di riferimenti esterni, anche Leyla, come Edward, perse lentamente la percezione del tempo. I momenti di veglia e di sonno si succedevano unicamente in base ai bisogni fisiologici, senza alcun punto di riferimento esterno. Dopo i primi giorni di isolamento, Edward sentì l’urgenza di confidare le proprie preoccupazioni a qualcuno. Leyla comprendeva appieno l’angoscia del ragazzo, ma il ritmo costante del suo parlare, unito al suono uniforme delle parole che si disperdevano nell’ambiente vuoto, aveva su di lei un effetto quasi ipnotico. Quando la stanchezza la sopraffece, si coricò sull’unico giaciglio disponibile, avvolgendosi nelle due coperte come in un bozzolo protettivo in cerca di conforto.
Poco prima di sprofondare nel sonno, Leyla riuscì a stabilire un contatto telepatico con Evelyn, implorandola silenziosamente di aiutarla.
Un aroma inconsueto le solleticò il naso.
Che strano… questo profumo d’incenso somiglia a quello di mia madre.
Un brivido improvviso le attraversò il corpo, come un lampo che le incendiava la pelle. Prima che potesse capire cosa stesse succedendo, il gelo opprimente della cava svanì in un istante. Il mondo attorno a lei sembrò sfaldarsi, come se ogni parete, ogni ombra e ogni eco venissero risucchiate in un vortice invisibile. Leyla avvertì il vuoto intorno a sé, la vertigine del precipizio, e poi un calore improvviso la circondò: era nella sua camera.
Evelyn era lì, seduta ai piedi del letto, pronta ad accoglierla. Sapeva che la figlia sarebbe tornata. Ed era lì per lei, con pazienza e amore. Il cuore di Leyla esplose di gioia e incredulità: era davvero lontana dalla prigione sotterranea, catapultata in un attimo in un’altra realtà, così sorprendente da sembrare impossibile. Non riusciva a credere di averlo fatto… eppure era lì, viva e presente.
Un grido di felicità le sfuggì, subito soffocato dalla mano di Evelyn che le tappò la bocca per non allertare i vicini. Poi si abbracciarono, strette, felici, come se nulla al mondo potesse separarle.
«Tesoro, che bello poterti stringere.»
«Anche per me, mamma. Non immagini quanto mi sei mancata!»
«Mi dispiace che ti abbiano rinchiusa in quella grotta. Ma forse… non è successo per caso.»
«Perché dici così?»
«Nel grimorio di famiglia ho trovato qualcosa che devi assolutamente vedere. Potrebbe chiarire molte cose.»
«Che intendi?»
Il libro rivelatore era tramandato da generazioni. Conteneva rituali, incantesimi, profezie… ma soprattutto custodiva un’antica magia capace di interagire con chi era destinato a leggerlo. Alcune pagine, inizialmente indecifrabili, si rivelavano comprensibili solo al momento opportuno. I predestinati venivano guidati verso ciò che serviva loro: parole, formule, visioni.
«L’ho sfogliato ogni giorno da quando ti hanno rapita e…» sussurrò Evelyn, lanciando un’occhiata furtiva alla finestra.
Leyla divenne curiosa. «Non tenermi sulle spine. Dimmi subito cosa hai trovato.»
Evelyn le posò un dito sulle labbra. «Shh, abbassa la voce. Ricorda che Pina può captare ogni minimo rumore. Se sospettasse qualcosa, verrebbe a bussare.»
Leyla sogghignò. «Potrei anche divertirmi a farle credere che sono un fantasma…»
Evelyn la fissò con dolce fermezza. «Leyla, per favore. Sii seria.»
«Va bene, va bene. Ma fammi vedere quel libro!»
Camminarono a passo leggero fino allo studio, evitando le finestre. Evelyn poggiò il grimorio sulla scrivania, e Leyla ne fu subito attratta. La copertina, consumata dal tempo e morbida al tatto, emanava un aroma caldo di cuoio; le pagine, ingiallite e vergate a mano, sembravano sussurrare antichi segreti.
Evelyn aprì il volume esattamente al punto giusto. «Ecco, guarda cosa c’è scritto qui», disse, facendole spazio.
Leyla si sedette e si immerse nella lettura, senza alzare lo sguardo fino all’ultima parola. Poi si voltò verso Evelyn, sconvolta.
«È pazzesco! Mamma, ti rendi conto? Parla proprio di noi… e di questo preciso momento!»
Evelyn annuì. «Lo so. Sembra impossibile, eppure è così.»
Leyla rifletté ad alta voce. «Come può qualcuno aver scritto tutto questo secoli fa, con tale precisione?»
Evelyn scosse la testa. «Non lo so, tesoro. Ma ricorda le parole della nonna: le risposte arrivano quando devono arrivare. Né prima, né dopo.»
Leyla rimase assorta, intenta a ragionare.
«Per te sarà normale, ma per me è… surreale.»
«Ci saranno sempre cose che non possiamo spiegare», disse Evelyn, «ma non per questo dobbiamo fermarci. Ad esempio, ti sei mai chiesta cosa sia davvero Edenlost, dove si trovi e perché vi rinchiudano proprio persone rapite?»
Leyla annuì. «Già… Edenlost è un mistero, ma ora fa meno paura. Forse perché ci siamo adattati. Qual è il prossimo passo, secondo te?»
«Dovrai trovare il modo di rimuovere i braccialetti. Sono localizzatori. E finché li indossate, siete vulnerabili.»
«Per farlo, dovrò coinvolgere Adam, Taylor e Simon.»
«Va bene, ma non dire più del necessario.»
«Chiaro. È già difficile per me comprendere tutto questo. E dopo averli tolti?»
«Mi servirà qualcosa che appartiene a Edward. Con l’aiuto del ciondolo di luna e alcune istruzioni del libro, potrò condividere con te le immagini che vedo. Questo ti permetterà di sapere dove condurlo.»
«Stai scherzando?»
«Affatto. E adesso ti mostrerò come funziona, così potremo esercitarci. Anche per me è una novità. Hai con te qualcosa che appartiene a uno dei tuoi amici?»
Leyla scosse la testa. «No, non credo…»
Poi notò il braccialetto di cuoio.
«Aspetta… questo!» disse, sollevando il polso. «Me l’ha regalato Taylor. Vuoi dire che puoi farmi vedere dove viveva?»
Evelyn esitò. «Preferirei usare un oggetto di qualcun altro, ma se non hai alternative… Ricorda solo che questo dono non va usato per curiosità personali. Ora rilassati.»
«Cosa devo fare?»
«Nulla. Solo non urlare per l’emozione.»
«Promesso.»
«Non serve toglierlo. Mi basterà toccarlo con una mano e mettere l’altra sui tuoi occhi. Vedrai quello che vedo io.»
In pochi minuti, Leyla ricevette una panoramica della vita di Taylor prima del rapimento: una villa sontuosa, domestici ovunque, figlio unico di un magnate del petrolio. Molto legato al padre, nonostante fosse spesso assente. La madre era morta poco dopo il parto, lasciandolo nelle mani di precettori severi. Il suo modo educato e controllato, così diverso dagli altri ragazzi di Edenlost, ora aveva un senso.
«Basta così, Leyla. È sufficiente. E ricordati: non devi dire nulla di tutto questo a Taylor.»
«Promesso. Non immaginavo avesse un passato simile.»
«Ora però concentrati. Devi portarmi un oggetto di Edward. Solo così potrò mostrarti la zona attorno a casa sua e decidere dove dovrai materializzarti con lui.»
«Farò del mio meglio. In fondo, non tutto il male viene per nuocere,» disse con un sorriso complice. «Il buio della cella almeno rende più facile svanire e ricomparire.»
«Bene, ma adesso è meglio che tu vada, prima che Edward o le guardie si accorgano della tua assenza.»
Evelyn le baciò la fronte e si ritirò nella sua stanza. Leyla attese il clic della porta, poi si voltò verso la libreria, un lampo negli occhi. «Solo una sbirciatina», mormorò. Trenta minuti dopo, era ancora lì, circondata da volumi antichi, un libro aperto sulle ginocchia e un’espressione soddisfatta. Quando il sonno la colse, stava ancora leggendo. O almeno ci stava provando.
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
Il tempo stringe, ma Leyla non ha resistito alla tentazione di dare “solo una sbirciatina” agli altri libri prima di tornare nella cella. Cosa avrà scoperto in quella mezz’ora di letture segrete? Scrivete la vostra ipotesi qui sotto!



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