Non c’era da stupirsi che fosse il luogo preferito dagli abitanti: a qualsiasi ora, il panorama offriva uno spettacolo mozzafiato sulla città.
Dopo il tramonto, la fitta rete di luci scintillanti si fondeva con il sottofondo dei suoni urbani, testimoniando la frenesia che animava Edenlost. Di notte, fino alle prime luci dell’alba, l’atmosfera diventava quasi mistica.
Trovarsi in cima alla torre della Edenlost Skyline, soli nel silenzio di una città ancora assopita, era un’esperienza surreale.
Quel mattino soffiava un fresco venticello. Taylor teneva Leyla stretta a sé da dietro, il suo corpo a fare da scudo contro l’aria frizzante. Si lasciava solleticare il naso dai capelli di lei che sventolavano in ogni direzione. Leyla, appoggiata al parapetto, si sentiva al sicuro tra le braccia del ragazzo che amava.
Taciturni, i due osservavano il sole sorgere lentamente, dissolvendo la foschia oltre le mura e illuminando case, palazzi e grattacieli.
Un improvviso colpo di vento fece vibrare un oggetto metallico, e si voltarono di scatto, allertati dallo strano suono.
Alla loro destra si stagliava la piattaforma di lancio della zipline, usata occasionalmente dai gendarmi per raggiungere rapidamente il muro di cinta. Un blocco di cemento di nove metri quadrati si protendeva oltre il bordo della terrazza, circondato da un grigliato elettrosaldato.
Quella zona era off limits per i cittadini di Edenlost.
Leyla e Taylor fissarono attoniti il cancello semiaperto che dava accesso alla piattaforma: la serratura sbatteva ritmicamente contro il montante di ferro, sospinta da una corrente d’aria.
Eravamo troppo presi l’uno dall’altra per accorgerci dell’arrivo dei gendarmi, pensò Taylor con un nodo alla gola.
«Maledetto esercito di Uttermost!» esclamò furioso. «Non posso credere che siano arrivati fin qui. Devono aver rintracciato la tua posizione tramite il braccialetto.»
Dopo un attimo di smarrimento, si guardarono intorno freneticamente, ma dei gendarmi non c’era traccia.
«È assurdo!» sbottò Taylor, scuotendo la testa. «In tutti questi anni non è mai successo che lasciassero quel cancello aperto per errore.»
L’espressione concentrata di Leyla lo mise subito in allarme.
«Leyla, ti prego, dimmi che non stai pensando a qualcosa di folle.»
Lei si staccò dolcemente dal suo abbraccio, lo baciò sulle labbra e gli sorrise.
«No, tranquillo.»
Ma Taylor non si lasciò convincere. «Dimmi che non ci stai pensando davvero.»
Con uno scatto, Leyla lo spinse via e corse verso la base della piattaforma. Saltò i gradini, raggiunse il cancello e lo richiuse dietro di sé, appena in tempo per impedire a Taylor di bloccarlo con il piede.
«Scusami, Taylor,» disse aggrappandosi al grigliato, la voce implorante. «Da quando sono arrivata a Edenlost non ho mai smesso di cercare risposte. Sono pronta a rischiare tutto pur di scoprire la verità su questa città.»
Taylor gridò, disperato.
«Leyla, sei impazzita! Capisci che ti prenderanno appena metterai piede sul muro? Non sappiamo neanche quanto ti tratterranno o cosa potrebbero farti!»
«So quello che rischio! Questa è un’occasione unica, e non tornerà. Devo coglierla!»
Aveva già indossato l’imbragatura, pronta alla discesa.
«Ti prego, Leyla! Non farlo! Se non per te stessa, fallo per me!»
Taylor, straziato, tirava pugni contro il grigliato. Ma Leyla non si voltò, restando concentrata sulla preparazione.
Taylor si sentiva impotente. Conosceva bene la sua testardaggine. Non l’avrebbe mai fatta tornare indietro. E sapeva che il prezzo sarebbe stato alto per entrambi.
«Se finirò in prigione, almeno sarà per qualcosa che conta. Ti amo, Taylor! Ci rivedremo presto!»
Gli mandò un bacio dalla cima del trampolino.
Poi si lanciò nel vuoto.
Scivolava a ottanta chilometri orari tra grattacieli e palazzi. Una planata di due chilometri, simile al volo di un uccello, resa possibile dall’imbragatura orizzontale. Il suono stridente della carrucola sul cavo d’acciaio amplificava l’adrenalina, ricordandole il rumore di un treno sulle rotaie. Era un’esplosione di libertà, di vertigine. Pochi minuti di pura euforia: il paradiso per chi, come lei, viveva di velocità.
Alla fine, il sistema di frenata automatica la rallentò dolcemente fino all’atterraggio sul muro di cinta.
Si liberò dalle cinghie con un gesto rapido e si rialzò, sorridendo nonostante le gambe tremanti e l’assurdità della situazione.
Si ricompose in fretta e scrutò l’orizzonte: i gendarmi potevano comparire da un momento all’altro.
Il pensiero non la fermò. Aveva rischiato per questo: guardare oltre il confine, da una prospettiva nuova.
Si accovacciò, cercando di rendersi invisibile, e con la coda dell’occhio intravide delle guardie correre verso di lei.
Aveva solo due possibilità: prendere la zipline che portava oltre il confine o tornare in città. In entrambi i casi, l’arresto era inevitabile.
Scelse invece di restare dov’era, pronta ad affrontarli, sperando che la sua determinazione bastasse a giustificare il gesto.
Proprio allora, qualcosa di inaspettato la colpì.
I suoi occhi si spalancarono. A circa cento metri, sotto la linea dell’orizzonte, apparvero linee orizzontali e verticali frastagliate, punti luminosi, barre sdoppiate: le dune si dissolvevano e riemergevano, in una danza distorta e irreale.
Poi, tutto svanì. Come se non fosse mai accaduto.
Ma quell’istante aveva cambiato tutto. Leyla era colma di dubbi e sapeva che, da quel momento, nulla sarebbe più stato come prima.
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
Leyla ha sfidato il vuoto e ha visto un’anomalia all’orizzonte. È stato solo un miraggio o l’ennesima menzogna che avvolge Edenlost?
Scrivimi la tua ipotesi nei commenti.



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