Dal rientro al porto di Saleen, Evelyn era rimasta al fianco di Sean per buona parte dei giorni successivi.
Lo aveva aiutato a sbrigare le noiose pratiche burocratiche legate alla scomparsa di Brenda, ma soprattutto gli era stata accanto durante l’elaborazione del lutto. In fondo, era l’unica amica con cui potesse parlare apertamente, senza dover celare la vera natura dei fatti.
Sean le rivolse uno sguardo colmo di riconoscenza.
«Ti sono davvero grato per essere rimasta. Non puoi colmare il vuoto che porto dentro, ma riesci a renderlo meno doloroso.»
«Non c’è bisogno di ringraziarmi. È stata una mia scelta. Non ti avrei lasciato in questo stato. Andrò via solo quando ti vedrò un po’ meglio. Non ho nessuno che mi aspetti a casa e, se lo vorrai, tornerò spesso a trovarti.»
«Lo voglio eccome! Sarete sempre le benvenute. A proposito… hai notizie di Leyla?»
«Se la sta cavando bene. È così immersa nei suoi nuovi amici che non sente più il bisogno di venire da me. Sta recuperando il tempo perduto, e Dio solo sa quanto ne avesse diritto. Ma non temere: quando avrà bisogno, saprà ricomparire dal nulla.»
Durante le visioni, Evelyn percepiva l’entusiasmo di sua figlia per la nuova vita a Edenlost e, dopo tanta sofferenza, tornava finalmente a parlarne con serenità.
«Leyla è davvero fortunata ad averti come madre,» disse Sean con sincero affetto.
Nei giorni seguenti, Evelyn approfittò di quell’ambiente carico di energia per rigenerarsi e liberarsi dello stress accumulato nei mesi precedenti.
Madre e figlia si incontravano telepaticamente ogni notte. Sapevano di poter contare l’una sull’altra, e questo era sufficiente a dar loro forza.
Nel pomeriggio, quando Sean si ritirava a riposare, Evelyn si recava alla biblioteca del paese. Lì aveva accesso a un computer con una connessione veloce e si immergeva con dedizione nelle ricerche sui bambini scomparsi, annotando con cura ogni dettaglio utile nel suo taccuino: nomi, descrizioni, indirizzi.
Era riuscita a rintracciare i gemelli Red e la piccola Susy, gli unici di cui Leyla le avesse fornito informazioni precise.
Avrebbe voluto incontrare di persona le famiglie colpite. Immaginava che, presentandosi come giornalista, forse le avrebbero concesso di visitare le stanze dei bambini e, grazie al suo dono, capire se anche loro avessero trovato rifugio a Edenlost.
Mentre Evelyn era assorbita dalle indagini e dalle faccende domestiche, Leyla si concentrava sull’impressionare chi ignorava la verità, mostrando progressi fisici sorprendenti.
«Forza Leyla, muovi quelle gambe! Più grinta! Vuoi davvero tornare a correre o ti accontenti di aver lasciato a casa le stampelle?»
Simon la provocava con il suo solito sarcasmo pungente, e a lei non dispiaceva lasciarlo fare. Anche lui apparteneva alla fazione e, come gli altri, era a conoscenza della sua finzione.
Ogni volta che i loro sguardi si incrociavano, si scambiavano sorrisi ironici e cenni d’intesa.
Simon era una figura chiave nel gruppo, un genio dell’elettronica. Era stato escluso dalla Grande Fabbrica, l’area dove si trovavano i server centrali di Edenlost, perché troppo pericoloso da tenere vicino a certi segreti.
Dal giorno in cui aveva messo piede in palestra, Leyla non aveva più saltato un allenamento. Non lo faceva soltanto per rimettersi in forma, ma anche per trascorrere del tempo con lui.
La sua mente brillante l’aveva affascinata fin da subito, e il legame che si era creato tra loro ricordava una fratellanza profonda.
Peccato che Simon non la vedesse soltanto come una sorella.
Taylor trascorreva spesso del tempo con loro, ma di tanto in tanto cercava momenti per restare da solo con Leyla.
Il trio era legato da un vincolo solido, quasi indissolubile.
Erano passati alcuni mesi da quando Taylor l’aveva accompagnata a registrare le impronte, necessarie per aprire porte e finestre di casa, e all’ufficio dei braccialetti, dove le avevano fissato al polso il dispositivo personale, impossibile da rimuovere una volta applicato.
Il momento più emozionante di quella giornata, però, era stato il pomeriggio: con Simon si erano recati sulla cima dell’edificio più alto della metropoli, la torre Edenlost Skyline.
Dalla terrazza, a oltre 550 metri d’altezza, la città si era aperta davanti a loro in un panorama mozzafiato.
Leyla era rimasta incredula.
«È incredibile… ma anche una triste conferma di ciò che mi ha raccontato Helen. Oltre queste mura, non c’è altro che deserto e montagne di sabbia.»
Ora, quel ricordo apparteneva al passato.
Il presente correva sotto i suoi piedi, scandito dal nastro del tapis roulant.
«Preparati all’inchino, Leyla! Guarda chi arriva!» disse Simon, sogghignando.
«Wow, notizia bomba!» rispose Leyla ironica, senza fermarsi.
Simon sussurrò tra i denti: «Facciamo finta di niente… stanno venendo verso di noi.» Si chinò, fingendo di allacciarsi le scarpe.
«Ciao Simon!» salutò Cassie.
«Ciao», replicò lui secco, senza alzare lo sguardo.
«Non mi sorprende che Leyla sia sempre qui… ormai fa parte dell’arredamento!»
Cassie rise, rivolta a Tiffany e Anette, le sue immancabili ombre, poi lanciò a Leyla uno sguardo tagliente.
«E l’altro tuo cagnolino dov’è?» chiese con tono velenoso, riferendosi a Taylor, prima di voltarle le spalle con ostentata indifferenza.
L’ostilità di Cassie era palpabile: non sopportava che la nuova arrivata attirasse l’attenzione del ragazzo che desiderava.
Simon afferrò il braccio di Leyla con riflessi felini.
«Non darle corda. Sta solo cercando di farti cadere nella trappola. Non vale la pena finire nei guai per lei.»
Leyla sentì il sangue pulsare nelle tempie.
«Hai ragione… me lo dicono tutti. Ma non so quanto ancora riuscirò a sopportare quelle vipere… o meglio, Cassie. Le altre due? Solo comparse senza cervello. A proposito… chi è la ragazza nuova che si è unita a loro?»
«Pensavo che Taylor te lo avesse detto.»
«Detto cosa?»
«È Anette… l’ultima sua conquista.»
Leyla deglutì, cercando di reprimere il fastidio. Perché non me l’ha detto? si chiese, sentendo un calore strano risalirle dal petto.
«Direi che per oggi ho dato. Faccio quest’ultima serie e poi vado sotto la doccia. Tra poco dovrebbe passare Taylor, meglio sbrigarsi!» disse, evitando di parlare ancora di Anette, soprattutto con Simon.
«Va bene, vai. Anche io timbro l’uscita tra poco.»
Leyla entrò nella prima cabina libera, dopo essersi tolta t-shirt e pantaloncini sudati.
Aprì il miscelatore e lasciò scorrere l’acqua fredda al massimo. Si mise sotto il getto, rabbrividendo.
Era una tecnica che Evelyn le aveva insegnato per tornare al presente, per ritrovare il controllo.
Eppure i pensieri continuavano a turbarla. Perché mi sento così? Non ho alcun motivo per essere gelosa. Taylor non ha mai fatto il primo passo… e le occasioni non sono mancate.
Forse mi sono solo illusa. Devo accettarlo… come ha fatto Simon con me. Per un po’, ho anche pensato che Taylor fosse innamorato di lui.
Non mi avrebbe sconvolta.
Ma ora è chiaro: mi sbagliavo.
Simon guardava l’orologio appeso alla parete, impaziente di vederli arrivare. Ma a comparire fu l’ultima persona che avrebbe voluto incontrare.
Che seccatura… cosa vorrà stavolta Cassie? pensò.
«Simon, a che ora finisci?»
Cassie si avvicinò con fare da incantatrice, facendo cenno a Tiffany e Anette di restare indietro.
«Tra poco. Perché dovrebbe interessarti? Per l’allenamento potete rivolgervi a Mike, ha appena iniziato il turno,» rispose lui, con tono freddo e distaccato.
«No, oggi niente palestra. Siamo solo di passaggio. Tra poco andiamo via anche noi.»
Strano… Cassie non fa mai nulla per caso. Ho il sospetto che stia tramando qualcosa… e temo che abbia a che fare con Leyla. Spero di sbagliarmi. Abbassò lo sguardo, ma i dubbi cominciavano già a insinuarsi, sottili e velenosi, come un’ombra che non voleva andarsene.
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
La tensione sale e i dubbi di Simon iniziano a farsi pesanti. Continuate a seguire la saga vincitrice del PRIMO PREMIO GERUNDO FANTASY per scoprire cosa sta tramando Cassie. Cosa ne pensate del suo comportamento? Vi aspetto nei commenti! 🏆✨



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