Una luce primordiale. La voce implorante di una donna.
Singhiozzi. Gemiti lontani.
Il frinire dei grilli e i suoni notturni si confondevano con il dormiveglia di Leyla.
Si rigirava nel letto, o almeno così credeva, prigioniera di un sonno agitato, sospinta da scosse che la tenevano sul filo sottile tra coscienza e abisso. L’aria le accarezzava il viso, troppo fresca per essere quella della sua stanza. L’umidità dell’erba le sfiorava le caviglie, intensa e concreta.
Un odore di terra bagnata e foglie la investì all’improvviso.
Una brezza le lambì la schiena. Un brivido. Istintivamente si rannicchiò, cercando protezione. Ma le lenzuola non c’erano. Sotto di lei, non un materasso, ma il battito pulsante della terra viva.
I suoni della notte si fecero più nitidi. E tra di essi, una voce.
Una che conosceva bene. Non una qualunque. La voce di sua madre: Evelyn.
Leyla spalancò gli occhi. Il cuore batteva impazzito nel petto.
Un urlo le si strozzò in gola.
Non era più nel suo letto.
Era altrove.
«Mammaa!… Mamma!»
Le sillabe si spezzarono nell’aria come vetro infranto.
Dentro di lei, qualcosa si stava risvegliando. Un’energia profonda, atavica, rimasta sopita per anni. I sensi si stavano affinando, come se un velo si fosse sollevato dagli occhi. Tutto era più nitido, troppo reale per appartenere a un sogno.
Evelyn trasalì, investita da un’onda di emozioni. Un brivido la percorse mentre riaffioravano le parole di sua madre.
Dalla mia posizione vedo chiaramente la potenza del tuo dono. Fidati di me. Il ciondolo di luna… cela poteri arcani.
In quello stesso istante, la gemma semitrasparente che Evelyn stringeva tra le dita, iridescente tra bianco e grigio perlaceo, si accese, esplodendo in una luce argentea. Vibrò e girò su sé stessa, proiettando un fascio di luce pura tutt’intorno, fendendo il buio come un faro in una notte senza stelle.
Evelyn si mosse verso Leyla: i piedi sembravano appena sfiorare il suolo, e ogni passo pareva sfidare il tempo stesso.
«Leylaaa!»
Il nome le uscì dalle labbra come un richiamo antico, spezzato dalla commozione.
Leyla era lì, davanti a lei. Eppure, qualcosa nel suo sguardo tradiva la difficoltà di crederci davvero.
Evelyn la strinse tra le braccia in un abbraccio viscerale, traboccante di lacrime e sollievo.
«Mamma… Dove siamo? Cosa sta succedendo? Edenlost, Helen, Taylor… era tutto un sogno? O un incubo? Ma se questo è reale… allora…»
«Tesoro, respira. Calmati. Lo so, è tanto da digerire. Ma sì, è reale. Tanto quanto quello che hai vissuto finora.»
Poi il suo sguardo scese sulle gambe della figlia, sospeso un istante in silenzio.
«Leyla… stai in piedi, senza stampelle?»
Solo allora Leyla sembrò rendersene conto. Un’ondata di angoscia la travolse.
«Sto impazzendo… è tutto assurdo! Dove siamo? Chi è quell’uomo laggiù? E perché è chinato su quel corpo? Mamma, ti prego, spiegami!»
Le parole esplodevano dalla sua bocca, rapide, affannose, come se ogni respiro potesse tradirla e inghiottirla nel panico.
Evelyn era il faro in quella tempesta di confusione, e Leyla si aggrappava a lei con tutte le forze, cercando un appiglio in quella realtà improvvisa e sconvolgente.
«Respira, tesoro. Vieni qui, siediti accanto a me. Lasciamo che Sean si riprenda un po’. Ti spiegherò tutto quello che posso… anche se, credimi, per me è stata una sorpresa quanto lo è per te vederti qui: viva, lucida, con la memoria ritrovata… e con le gambe finalmente libere dalla paralisi.»
Evelyn le accarezzò i capelli con dolcezza, facendoli scorrere tra le dita. Le sorrise con una tenerezza che sembrava abbracciare il mondo. Poi, con gesto solenne, prese una ciocca tra le mani e la sollevò alla luce lunare.
«Guarda qui. Vedi questa ciocca? Sembra riflettere la luce della luna. A tratti brilla d’argento… è il segno che tutto questo è legato al tuo dono. È sempre stato dentro di te, silenzioso, in attesa di tutto questo.»
Leyla fissò i suoi capelli, come se li vedesse per la prima volta.
«Osserva anche la mia,» proseguì Evelyn, abbassando la voce, quasi a renderla una confidenza da custodire. «Qui si nasconde la mia ciocca corvina. Rappresenta il nostro marchio. Passa di madre in figlia da generazioni, da un tempo così remoto che nemmeno ne conserviamo memoria.»
«Un simbolo dell’inizio di un’esistenza occulta,» continuò, con un sorriso che cercava di rassicurarla.
Leyla ascoltava in silenzio, rapita. Quelle parole sembravano aprire un varco dentro di lei, come se da tempo le stesse aspettando.
«Ciascuna di noi nasce con un potere unico. E ognuna lo scopre in modo diverso. Non è mai uguale. E non arriva mai per caso. Si rivela solo quando siamo pronte ad accoglierlo. Cresce con noi. Pretende fiducia, e anche un pizzico di coraggio.»
Evelyn si voltò verso di lei, lo sguardo carico d’amore.
«Per noi,» disse Evelyn con tono solenne, «questo dono è sempre stato un tesoro. Ma anche un segreto. Ci protegge, ma ci isola. Ci rende uniche… ma anche vulnerabili. Ecco perché l’abbiamo sempre conservato con discrezione.»
Un attimo di quiete calò tra loro, interrotto solo dai battiti accelerati del cuore di Leyla.
«Non hai mai chiesto perché dovessimo mantenerlo nascosto,» disse la madre con serenità. «E sai perché? Perché dentro di te lo sapevi già. Come lo sapevo io, e tua nonna prima di noi. È qualcosa di sacro, che si condivide solo con chi si ama davvero, e al momento giusto.»
Leyla abbassò lo sguardo. I ricordi della nonna si affacciarono alla mente: racconti sommessi, episodi di incomprensioni, paure, emarginazioni.
«Mi tornano in mente i discorsi che facevi con la nonna,» mormorò. «Di tutte quelle persone che non hanno saputo accettare il significato di ciò che siamo. Di chi ha avuto paura. Di chi ha reagito con rabbia… o peggio. Capisco ora perché questo dono dev’essere protetto. È raro. È potente. Ma anche fragile.»
Poi, alzando gli occhi: «Eppure, mai avrei immaginato che ci fosse anche dentro di me.»
Evelyn la strinse a sé. Il tempo perse consistenza. Le due rimasero lì, abbracciate, immerse in parole sussurrate e promesse mai dette ad alta voce. Si erano ritrovate. L’incubo del passato era svanito.
Ma il richiamo alla realtà tornò a manifestarsi in un passo pesante che spezzò l’incanto di quegli istanti.
Sean si avvicinò, il volto segnato dal dolore. Anche davanti all’apparizione inspiegabile di Leyla, il suo sguardo non vacillò. Restava cupo, scavato… eppure, nel profondo, brillava qualcosa di autentico.
«Ciao Leyla. Io sono Sean. E… quella donna, laggiù, è mia moglie, Brenda. Sono grato che la sua morte non sia stata vana.»
Il tono, roco, sembrava provenire da un abisso.
Leyla lo guardò negli occhi. Non c’era spazio per esitazioni.
«Il piacere è mio, Sean. Mi dispiace tanto. Mia madre mi ha raccontato tutto. Vi siamo debitori. Per ciò che avete fatto, per aver onorato la Profezia.»
Evelyn annuì lentamente. I pensieri si affollavano nella sua mente, ma le parole non riuscivano a trovare la strada per uscire.
Dove trovo il coraggio di dire che dobbiamo andare? Che sarebbe prudente lasciare qui il corpo di Brenda e avviarci verso la barca? L’alba si avvicina…
Sean sembrò leggerle dentro.
«Brenda non potrà venire con noi. Non più. Quello è solo un corpo. Il suo spirito, invece, ci seguirà. Ed è ciò che conta.»
Evelyn lo fissò. Non parlò. Ma il suo sguardo disse tutto.
«Ti chiedo solo una cosa,» disse allora Sean. «Un gesto. Un rito. Per aiutarla a trovare pace. Ti prego, Evelyn, aiutami a darle un commiato. Poi… daremo fuoco al suo corpo. È quello che avrebbe voluto.»
Il silenzio calò come un velo.
«Non preoccupatevi,» aggiunse lui, con tono più morbido. «So che non abbiamo il tempo di restare a lungo. Ma basterà l’inizio. Quando le fiamme avranno preso, potremo andare.» Evelyn annuì. Il cuore stretto in una morsa. Divisa tra l’istinto di restare e l’urgenza di andare. Ma sapeva cosa andava fatto.
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
IL TUO REGALO PER LEYLA 🌙
Ti sono bastati dieci minuti per leggere questo capitolo, ma a me sono servite settimane di silenzio e revisioni per permettere a Leyla ed Evelyn di riabbracciarsi così.
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