Urban Fantasy & Dystopian Sci-Fi

Banner con la protagonista Leyla, copertine dei libri di Alexandra Kathleen Blade e ambientazioni della saga Edenlost

Cinematic detail of a female hand near a glass of water with water circles on the table and a male hand intervening in a nocturnal and tense atmosphere.

Il vetro del bicchiere era ancora leggermente appannato. Gocce di condensa si raccoglievano alla base, scivolando lente sul tavolo. Leyla seguiva quel movimento con lo sguardo fisso, come se potesse coglierne un senso.

La serata non stava andando come si era aspettata. O forse il problema era proprio quello: non si era concessa di aspettarsi nulla. La visita di Simon e Taylor era stata una sorpresa, e da quando si erano ritrovati soli, ogni istante sembrava carico di qualcosa di indefinito.

Leyla si spostò una ciocca di capelli dal viso e sospirò. Lo smarrimento non era svanito, ma ora sapeva nasconderlo meglio.

Simon parlava. Non ricordava neanche quando avesse iniziato, ma la sua voce le arrivava come un sottofondo gentile. Era facile guardarlo negli occhi, sorridergli, perfino rispondergli, anche se con qualche secondo di ritardo.

Taylor, invece, diceva poco. Non era ostile né distante, solo… presente. In quel modo che ti fa sentire osservata. Ogni suo gesto sembrava misurato, come se stesse attento a non lasciar trapelare troppo. Quel silenzio, più di mille parole, la metteva a disagio.

Leyla si voltò verso Simon, allontanandosi a fatica dai propri pensieri. «Scusa, cosa hai detto?»

«Che potresti passare a vedere la palestra dove lavoro. Posso prepararti una scheda con esercizi per rafforzare le gambe. In certi orari è praticamente vuota. Ti farebbe bene.»

Leyla accennò un sorriso. Non un gesto voluto, solo un riflesso. Con Simon era facile. La sua voce aveva qualcosa di confortante.

Eppure, mentre lui si perdeva nei suoi occhi, Leyla percepiva un altro sguardo. Invisibile, ma presente. Non la toccava, eppure sembrava leggerla. Spogliarla, lentamente, di ogni difesa.

«Volentieri. Appena riesco a muovermi un po’ meglio, passo,» disse, sforzandosi di restare nel presente.

Simon si rivolse all’amico.

«Magari potresti accompagnarla tu.»

Taylor annuì.

«Perché no. Domattina ti passo a prendere. Facciamo tappa per le impronte e poi dritti in palestra.»

Leyla si irrigidì appena, sperando che Taylor non avesse colto l’esitazione che le scivolava sottopelle. «Spero solo che Helen non si offenda se vengo con te invece che con lei.»

«Assolutamente no,» intervenne subito Simon. «Helen si fida. Se così non fosse, pensi davvero che saremmo qui?»

Lei abbassò lo sguardo. Il nodo nello stomaco non si scioglieva. «Mi auguro solo che non lo facciate per senso del dovere.»

Taylor si piegò leggermente in avanti, le sopracciglia arcuate in un’espressione ironica.

«Non ti hanno detto che ci pagano?»

Leyla lo fissò, sorpresa. Simon sbuffò, scuotendo la testa con aria divertita.

«Ignora le battute di Taylor. E fidati, sei fuori strada.»

Lei avrebbe voluto trovare parole migliori, ma si lasciò sfuggire solo: «Okay. A che ora verresti?»

«Ti andrebbe bene alle otto?» chiese Taylor.

«Perfetto. Lascerò il cartoncino sulla porta, così la trovi aperta.»

Un’ombra le attraversò lo sguardo.

«Possibile che Adam non sia ancora tornato?» mormorò, più a sé stessa che agli altri.

La proposta di Taylor l’aveva spiazzata, facendole crescere un bisogno improvviso di solitudine.

Leyla smise di ascoltare. Trascinava il bicchiere quasi vuoto avanti e indietro, lasciando sul tavolo cerchi d’acqua che si intrecciavano tra loro. Il vetro scricchiolava appena.

Poi, con un gesto rapido, Taylor lo fermò prima che si rovesciasse. Le sue dita sfiorarono le sue: ferme, decise.

Il cuore di Leyla mancò un battito. Non per il contatto in sé, ma per la sensazione che le trasmise: fermezza. Presenza. Un controllo sottile. Qualcosa che non era certa di volere davvero esplorare.

Si ritrasse, cercando di dissimulare. Ma il calore le era già salito al viso. E anche se Taylor non la toccava più, la sua presenza le rimaneva addosso.

«Guarda che non mordo!» disse lui con un’aria sorniona, la voce leggera, quasi a voler cancellare il peso che si era appena posato tra loro.

Lei non rispose. Non avrebbe saputo cosa dire.

Fu allora che la porta si aprì. Adam entrò come un’onda che spazza via le tensioni: impassibile, o forse solo abile nel fingere di non cogliere l’imbarazzo che ancora aleggiava nella stanza.

Con il suo arrivo, la conversazione si sciolse. In pochi minuti, Adam, Simon e Taylor si congedarono, uscendo nella notte senza troppi saluti, lasciandola lì, avvolta da una quiete che tornava a posarsi su ogni cosa.

Leyla rimase immobile, come se il tempo avesse rallentato appena.

Era da poco passata la mezzanotte, eppure quella giornata le pesava addosso come se fosse durata un anno. Tutto si confondeva in un’unica scia: le parole taglienti di Cassie e Tiffany, la visita di Helen con i bambini, l’arrivo improvviso di Adam, Simon… e Taylor.

Il suo nome le rimbalzava in testa con un’eco lenta, ostinata.

Spense le luci e andò in bagno. Si lavò i denti con movimenti meccanici, poi infilò la sua maglia lunga preferita, quella che le dava una sorta di protezione familiare.

Tornata in camera, non si sdraiò subito. Rimase a guardare la finestra, come se il buio potesse restituirle qualche risposta.

«Troppo. È stato troppo tutto,» sussurrò.

Un maledetto calderone di emozioni ribolliva da quando aveva messo piede in quella città. Stasera qualcuno lo aveva rimestato ancora, con troppa forza.

Eppure, mentre si infilava sotto le coperte, una calma strana la raggiunse. Quella che arriva solo quando sei esausto e il corpo si arrende prima della mente.

Chiuse gli occhi, lasciandosi affondare nel sonno. Sospesa tra ciò che era stato… e ciò che stava per cominciare.

✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧

🌙 Il viaggio di Leyla continua… ma stasera la tensione era palpabile. Anche voi avete sentito quel brivido tra Leyla e Taylor, o fate il tifo per la dolcezza di Simon? 📖✨

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