Sean stringeva la fune con forza, i muscoli tesi come corde d’acciaio. Lottava contro il vuoto che minacciava di inghiottire Evelyn. L’asse di legno sotto i suoi piedi oscillava, pronta a cedere sotto il peso dei loro corpi.
Evelyn penzolava a due metri più in basso, la corda ruvida le stringeva la vita, il respiro spezzato le martellava il petto. Ogni movimento aumentava la trazione sulla fune, che sembrava assottigliarsi sotto lo sforzo. Il vento le sferzava il viso, mescolandosi alle lacrime. Sotto di lei, l’abisso si spalancava come una bocca nera.
Sfinita, si aggrappava disperatamente alla fune, cercando anche solo un istante di sollievo dalla pressione opprimente.
Il sudore colava sulla fronte di Sean. La vista gli si offuscava, ma mollare non era un’opzione. Resisti! pensò, più un comando a sé stesso che a Evelyn. I muscoli urlavano, ma la sua volontà non cedeva.
Una vibrazione improvvisa tra le assi lo fece voltare. Brenda avanzava a grandi balzi, affondando i piedi sul legno instabile, che gemeva sotto ogni passo.
Quando la disperazione stava per travolgerlo, lei intervenne.
Insieme, con un ultimo, estenuante sforzo, issarono Evelyn, strappandola al baratro.
Raggiunta la sponda del fiume, crollarono a terra ansimanti, i corpi ancora scossi dall’adrenalina. Evelyn si sollevò a fatica e guardò Brenda.
«Grazie,» sussurrò. «Senza di te…»
Poi si voltò verso Sean. Il volto tirato, il petto ansante. Nei suoi occhi, oltre la paura, c’era qualcosa di nuovo: forza interiore.
«Hai affrontato il tuo incubo,» disse. «E l’hai sconfitto.»
Quella prova li aveva cambiati. Il pericolo non era finito, ma ora sapevano una cosa: insieme potevano affrontare tutto.
Ripresero il cammino nel dedalo oscuro. I deboli bagliori delle torce li guidavano tra chiome fitte che nascondevano la luna. La foresta vibrava di suoni misteriosi: versi stridenti, battiti d’ali, fruscii inquieti. Ogni passo li conduceva più a fondo, dove ogni svolta poteva celare un pericolo.
«Non vedo l’ora di uscire da questa giungla!» sbottò Evelyn, il respiro corto per la crescente frustrazione. Più volte aveva quasi urlato, scambiando una liana per un serpente in agguato. «Dannazione, non si vede a un palmo dal naso! Questa avventura mi sta prosciugando. Spero davvero che tutte queste brutte sensazioni siano solo paranoia.»
Brenda sbuffò, fissando il buio. «Soffocante, vero? Ma avanti, non possiamo mica restare a far compagnia ai pipistrelli.»
La foresta sembrava senza fine. Ogni metro li trascinava in un regno sospeso nel tempo. I bastoni erano una difesa fragile contro minacce vere, e la tensione cresceva a ogni passo.
Evelyn si sentiva sopraffatta dall’ansia per la terza prova, mentre Sean e Brenda, più concentrati che spaventati, schivavano rami e liane nel fitto intreccio vegetale. L’umidità gocciolava dalle foglie, impregnando i loro vestiti a ogni movimento.
«È un incubo!» sbottò Evelyn, la voce tesa. «Non usciremo mai da questa selva. Ce la faremo?»
Ma nessuno rispose.
«Beati voi, avete superato le vostre paure. Ora tocca a me. Non vedo l’ora,» aggiunse con sarcasmo.
Sean e Brenda, pur senza ammetterlo, erano esausti e desiderosi di uscire dalla foresta. Sapevano che la terza prova non avrebbe riguardato solo Evelyn, ma li avrebbe messi alla prova tutti.
«Forse è il caso di consultare la mappa,» disse Sean, accucciandosi. Brenda lo raggiunse con la torcia, mentre Evelyn rimase a osservare.
«Brave le mie donne coraggiose… sbaglio o siamo a cento metri dalla meta?» disse con la stanchezza negli occhi.
«Hai ragione!» esclamò Evelyn. «Anche se non si vede nulla da quella parte…»
«Ce la faremo,» aggiunse Brenda, posando una mano sulla sua spalla.
Ripresero a camminare. La luce sembrava vicina. E con essa, le risposte.
La vegetazione si fece più rada. Il chiarore lunare filtrava tra i rami, proiettando riflessi argentei. L’atmosfera divenne irreale, come se la foresta si ritirasse, svelando qualcosa di antico.
«Stiamo arrivando!» disse Sean, abbassando la voce ma senza perdere autorità. «Occhi aperti. Non possiamo ancora sapere cosa ci aspetta.»
Oltre gli ultimi cespugli, giunsero al limitare del bosco.
Davanti a loro si stagliava una costruzione maestosa. Un fossato delimitava un’area perfettamente circolare, al centro della quale si ergevano cinque menhir: obelischi levigati dal tempo, protesi verso il cielo come sentinelle eterne.
Nel mezzo, due dolmen colossali sorreggevano una lastra di pietra piatta, simile a un altare primordiale. Il luogo emanava un’energia solenne.
Evelyn si bloccò. Gli occhi spalancati.
«È incredibile… È il posto del mio sogno. Proprio adesso mi torna tutto in mente.» Nei suoi occhi brillava una nuova determinazione. All’inizio erano solo frammenti: luci, forme, una sensazione di déjà-vu. Ma poi, come tessere che tornano al loro posto, tutto si allineò. Evelyn aggrottò la fronte, e capì. «So come abbassare il ponte levatoio. E so a cosa servono l’arco e le frecce.»
Sean e Brenda la fissarono, catturati dalle sue parole. Non era più solo un’avventura. Era il destino che prendeva forma.
«Questo luogo è un portale. E sotto quel dolmen più piccolo… dovrebbe esserci il ciondolo di luna.» Indicò con decisione.
Brenda trattenne l’euforia, ma il suo volto si illuminò.
«Ci siamo quasi. E abbiamo anche un piano! Spiegaci tutto, che io intanto mi sdraio un attimo…»
Si lasciò cadere sull’erba, imitata da Sean.
«E tu?» chiese lui a Evelyn. «Non ti riposi un po’?»
Scosse il capo. «Questa prospettiva mi aiuta a ricordare.»
«Lasciala, Sean. Se avessi dieci anni di meno, farei lo stesso!» rise Brenda.
«Piuttosto, raccontaci del sogno.»
Evelyn annuì, lo sguardo fisso sui Menhir.
«Il ponte levatoio… è fissato a un’estremità, e le catene sono collegate a un argano. Nel sogno lo vedevo chiaramente: bastava colpire un punto preciso… e qualcosa scattava. Il ponte si abbatteva di colpo.»
Fece una pausa, le dita che si sfioravano il braccio come a richiamare la memoria nel corpo.
«Ho colpito il centro dell’argano con una freccia. Era naturale, come se lo avessi già fatto mille volte. Eppure… l’idea che tutto dipenda da un bersaglio mi lascia perplessa.»
Calò un silenzio teso. Evelyn evitò di raccontare il resto. Un dettaglio oscuro la tormentava, un frammento che faticava ad emergere.
«È tutto? Non ricordi cosa è successo dopo?» chiese Sean, cogliendo la sua esitazione.
Evelyn socchiuse gli occhi.
«C’era qualcuno sdraiato sul dolmen più piccolo. Non ero sola.»
Brenda si irrigidì.
«Riesci a ricordare chi?»
«Un attimo…»
Gli occhi di Evelyn si velarono.
«La vedo…» disse a fatica, la gola stretta. Si girò di scatto, sbiancata. Un gelo improvviso le serrò il petto.
Poi, un urlo squarciò la notte.
Il grido di Brenda li paralizzò.
Per un istante, nessuno si mosse. Nessuno sapeva cosa fare.
«Brenda!» gridò Sean, scattando in piedi.
Lei era immobile. Il respiro spezzato. Gli occhi fissi su Sean. Cercava in lui una via di salvezza. Forse impossibile.
Ai suoi piedi, nell’erba alta, qualcosa si mosse.
Una vipera. Lunga quanto un avambraccio, squame grigio-marroni, una striscia a zig-zag sul dorso. Si ritirava con lentezza inquietante, senza fretta. Il veleno era stato inoculato. Svanì tra i cespugli, lasciando dietro di sé solo un silenzio mortale.
Brenda si toccò il collo, dove due minuscoli fori cominciavano a gonfiarsi. Gli occhi lucidi cercavano Sean.
«Mi ha morso…» sussurrò.
Lui le fu subito accanto, sostenendola con un braccio.
«Brenda, stai calma…»
Lei vacillò leggermente.
«No… resta con me! Ti prego!» mormorò lui, stringendola a sé.
Un brivido incontrollabile la percorse da capo a piedi.
Il veleno si diffondeva rapido, come un’ombra nelle vene.
«Il cuore… mi batte troppo forte…» ansimò lei. Le dita si aggrapparono alla camicia di Sean.
Evelyn restò paralizzata. Il serpente. Il suo incubo peggiore.
«Dobbiamo fare qualcosa! Ora!» urlò Sean.
Evelyn frugò nella sacca con dita tremanti.
«Non so… cosa cercare…»
Le mani si muovevano alla cieca, il cervello in ritardo sul panico.
Brenda serrò la mano di Sean. «Non lasciatemi…»
Gli occhi si chiusero per un istante.
Quando si riaprirono, guardavano altrove.
Verso un mondo che solo lei sembrava vedere.
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
In una notte che parla di attesa, anche il cammino di Edenlost rallenta il passo.
I prossimi capitoli non seguiranno più una cadenza settimanale, ma torneranno quando la storia lo richiederà davvero.
Perché alcune prove non aspettano.
E altre… cambiano tutto.



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