Urban Fantasy & Dystopian Sci-Fi

Banner con la protagonista Leyla, copertine dei libri di Alexandra Kathleen Blade e ambientazioni della saga Edenlost

Grotta con cascata illuminata dalla luna piena, laghetto cristallino e tre avventurieri sullo sfondo sull’Island of the Moon.

Sean e Brenda restarono fermi, come sospesi nel tempo, mentre il morbido gorgoglio delle onde contro lo scafo scandiva il vuoto lasciato da Evelyn. Il corpo della donna giaceva inerte: il volto pallido, le labbra bluastre, e la sua assenza pesava su di loro come un macigno. Brenda scostò le lacrime con un gesto rapido, trattenendo un singhiozzo che minacciava di esplodere, mentre Sean continuava a fissare l’orizzonte, incapace di convincersi che fosse davvero finita.

«Non possiamo lasciarla qui,» mormorò Brenda, la voce spezzata dal dolore. «Dobbiamo… fare qualcosa.»

Sean annuì, ma le parole gli morivano dentro. Si chinò su Evelyn, prendendole una mano gelida tra le sue, come a volerle trasmettere un ultimo calore. «Mi dispiace,» sussurrò, «non avremmo mai dovuto spingerci così lontano.»

Fu in quell’istante, mentre il vento sembrava portare con sé un sospiro di preghiera, che accadde l’impossibile.

Un singhiozzo.

Debole, quasi impercettibile. Ma reale.

Sean e Brenda si irrigidirono, gli occhi spalancati nello stesso istante.

«Hai sentito?» sussurrò Brenda, il cuore in gola.

Prima che Sean potesse rispondere, Evelyn tossì: un suono profondo e viscerale che sembrò scuotere l’aria intorno a loro. L’acqua le schizzò dai polmoni e il corpo si contorse in un movimento disperato, pieno di vita.

«Evelyn!» urlò Sean, cadendo in ginocchio accanto a lei.

Brenda lo raggiunse, le mani tremanti mentre le sollevava la testa. «Evelyn, per favore… apri gli occhi!»

E, come obbedendo a un richiamo, lei li aprì. Lentamente, con sforzo, lo sguardo annebbiato ma vivo. La luce della luna, filtrata attraverso la nebbia ormai dissolta, le accarezzava il volto conferendole un’aura quasi sovrannaturale.

«Sean… Brenda…» sussurrò, la voce roca e spezzata, ma inconfondibilmente sua.

«Evelyn! Sei tornata!» esclamò Sean emozionato. Le sue mani stringevano le sue, come a voler confermare che fosse reale.

Brenda scoppiò in lacrime e l’abbracciò con forza, come se potesse proteggerla da ogni male.

«Ti avevamo creduta persa per sempre,» disse, le parole soffocate dai singhiozzi.

Evelyn delineò un debole sorriso. «Ricordo… la tempesta… ho lottato… non so come, ma sono ancora qui,» mormorò, stringendo lentamente la mano di Brenda.

Il sollievo e la gioia erano così intensi da farsi quasi dolorosi, come se il destino avesse deciso di giocare con loro, offrendo un miracolo inatteso. La nebbia si era ritirata e la luna brillava alta, avvolgendoli in una luce quasi magica.

Eppure, qualcosa nell’aria restava sospeso, un avvertimento sommesso.

Mentre Sean e Brenda l’aiutavano a sedersi, qualcosa di ancora più straordinario catturò la loro attenzione. Alzando gli occhi, si trovarono davanti a una visione mozzafiato: Island of the Moon, immersa in una luce argentata, emergeva dall’oscurità come un sogno divenuto reale. Le sue coste frastagliate e le foreste lussureggianti emanavano un fascino magnetico.

«Guarda…» mormorò Brenda, indicando l’orizzonte.

Sean trattenne il respiro. «È lei… l’isola esiste davvero.»

Evelyn, ancora debole ma con una nuova luce negli occhi, seguì il loro sguardo. «Ci siamo,» sussurrò, come se quel luogo racchiudesse tutte le risposte.

I tre si abbracciarono, legati da un vincolo che né tempesta né morte avevano potuto spezzare. Eppure il loro viaggio non era terminato: era soltanto agli inizi.

Dopo essersi presi cura di Evelyn e aver atteso la sua rapida ripresa, i tre risalirono dalla spiaggia verso la cima dell’isolotto, un angolo di natura avvolto dal mistero. Ad ogni passo sembrava che il tempo si allontanasse, come se la realtà stesse sfumando.

Giunti in cima, si trovarono in una valle disseminata di antiche abitazioni in pietra: resti di un villaggio dimenticato. Le rovine, coperte di muschio e intrecciate da radici nodose, sembravano sussurrare storie di un passato remoto, mentre il vento portava con sé echi di voci perdute.

Procedevano con decisione, seguendo il percorso segnato sulla cartina, guidati dalla bussola, che vibrava lievemente tra le mani di Sean. Sembrava quasi viva, come se conoscesse la destinazione ancor prima di loro.

Percorsero una foresta fitta, dove i raggi della luna filtravano tra le fronde, disegnando sul terreno giochi di luce e ombre danzanti. Brenda, pervasa da un’inquietudine crescente, ruppe il silenzio: «Sono quasi certa che una delle tre prove l’abbiamo già affrontata… durante la traversata. Ho davvero creduto che sarei affogata.»

Evelyn e Sean si scambiarono uno sguardo incerto. La profezia parlava chiaramente: le prove sarebbero iniziate sull’isola. Ma scelsero di non contraddirla.

«Non preoccuparti,» disse Evelyn, posandole una mano sulla spalla con un sorriso rassicurante. «Siamo insieme. Qualunque cosa accada, la affronteremo come una squadra.»

Brenda le si avvicinò per controllarle la ferita.

«Lascia che dia un’occhiata, voglio assicurarmi che non sanguini.»

«Tranquilla, sto bene!» la rassicurò stringendole affettuosamente il braccio. «La tua medicazione è perfetta. Proseguiamo!»

Ripresero il cammino concentrati e correggendo spesso la rotta. Dopo ore di marcia, si trovarono davanti a una grotta scura e minacciosa. Si guardarono, esitanti. Ogni scelta sembrava un enigma.

Si apriva come una bocca nera nella roccia. Le pareti umide sembravano respirare, e dall’interno usciva un’aria fredda, che odorava di muffa e ferro.

«Fammi rivedere la cartina» propose Sean, scrutando l’ingresso. «Magari troviamo un’alternativa.»

Brenda si affacciò sulla mappa.

«Non credo sia permesso deviare. La profezia parla chiaro: dobbiamo seguire il sentiero tracciato.»

Evelyn annuì, lo sguardo fisso sull’oscurità davanti a loro.

«Ha ragione. La grotta è parte del nostro destino.»

Sean fece il primo passo. Brenda ed Evelyn lo seguirono.

 La tensione cresceva a ogni passo. Le torce tremolanti proiettavano ombre contorte sulle pareti incise: animali e figure umane sembravano muoversi al loro passaggio, occhi scolpiti che li fissavano.

Ogni respiro era un sussurro fragile, ogni passo un’eco sulle pietre umide. Una goccia d’acqua cadde dall’alto, rimbalzando con un rumore improvviso. Un sassolino rotolò, spargendo un rumore secco che fece sobbalzare tutti.

Il confine tra realtà e illusione si assottigliava. L’aria stessa sembrava trattenere il fiato mentre si avvicinavano alla prova che temevano.

Il fragore di una cascata sotterranea si fece più vicino, fino a trasformarsi in un richiamo irresistibile. Superarono un passaggio angusto e si trovarono in una sala ampia e luminosa, dove la luna piena filtrava attraverso una fessura nella roccia.

Davanti a loro, un laghetto cristallino alimentato da un getto d’acqua impetuoso. La via proseguiva… oltre quella cortina liquida.

Sean si avvicinò e confrontò attentamente la mappa con l’ambiente circostante.

«Evelyn, guarda! Qui c’è un passaggio subacqueo. Dovrebbe condurre dall’altra parte.»

Brenda impallidì, un brivido di terrore la attraversò.

«Sott’acqua?» chiese, la voce spezzata dall’ansia.

«Sembra di sì,» confermò Evelyn, puntando lo sguardo verso la cascata. «L’ingresso è nascosto dietro il getto d’acqua.»

Brenda chinò lo sguardo, paralizzata dalla paura di immergersi. Il cuore le batteva all’impazzata.

«Non posso farlo. Dopo la tempesta… non ce la faccio.»

«Brenda,» disse Evelyn dolcemente, «siamo una squadra. Non ti lasceremo indietro.»

«Ma io… vi rallenterò. Continuate voi. Io vi aspetto qui.»

Sean ed Evelyn cercarono di convincerla. Le parole furono dolci, ma ferme. Non l’avrebbero lasciata indietro.

«Siamo arrivati fin qui insieme,» insistette Sean, «e continueremo insieme.»

Brenda trattenne le lacrime e annuì, sebbene il terrore nei suoi occhi fosse ancora evidente.

Evelyn, vedendo l’impasse, prese una decisione.

«Andrò io per prima. Se trovo un passaggio sicuro, torno subito a prendervi.»

Si legò la fune intorno alla vita, consegnando l’altra estremità a Sean. Con un ultimo respiro, si gettò nell’acqua gelida.

Seguì il muro roccioso, cercando un punto di riferimento, finché un masso emerse davanti a lei come un faro nella penombra. Poi il passaggio divenne indistinto. Il panico la sfiorò: era sola, immersa nell’oscurità, il tempo sembrava dilatarsi. I polmoni bruciavano, le braccia tremavano, e ogni respiro era una lotta contro il gelo e l’acqua che minacciava di inghiottirla.

Quando sentì che non avrebbe resistito oltre, una fenditura sopra di lei brillò, e la corrente la spinse verso l’alto.

Emerse di colpo, ansimante, in un lago illuminato dalla luna, e si lasciò cadere sulla riva, esausta.

«Ce l’ho fatta… ma come farò a far passare Brenda»

Rimase immobile qualche minuto, assaporando l’aria fresca e cercando di riprendere fiato. Poi, con fatica, si alzò, trovò un albero robusto e vi legò saldamente la fune. Doveva tornare indietro.

«Per loro… per Leyla!» mormorò, e si immerse di nuovo.

Attraversò il passaggio con più decisione. Riemersa nella grotta, trovò Sean e Brenda abbracciati. Lei era scossa da brividi, gli occhi chiusi, come se solo il calore umano potesse ancora tenerla ancorata alla realtà.

Evelyn li osservò un momento, poi annuì tristemente a sé stessa. Sono stata io a proporre questo viaggio. Sono io che li ho messi in pericolo. Eppure… senza di loro, non sarei mai arrivata così lontano.

✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧

Hai vissuto il ritorno di Evelyn e la prima prova sull’Isola? Dimmi cosa ti ha colpito di più lasciando una recensione o condividendo il capitolo.


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