Urban Fantasy & Dystopian Sci-Fi

Banner con la protagonista Leyla, copertine dei libri di Alexandra Kathleen Blade e ambientazioni della saga Edenlost

Leyla in the majestic library of Edenlost, among shelves up to the ceiling with ancient books, a black and white marble floor, imposing chandeliers, and boys sitting at tables as she explores with curiosity and on crutches.

Seguendo il percorso pedonale, Leyla e Helen si avvicinarono al maestoso Meeting Center, che si ergeva all’estremità della via alberata come un gigante di vetro e marmo. L’edificio imponeva rispetto: una breve rampa in marmo, con balaustre in calcestruzzo, conduceva al sontuoso atrio, incorniciato da colonne che sembravano toccare il cielo. Al piano terra e al primo si trovava la biblioteca, mentre il secondo ospitava una caffetteria, un self-service e una varietà di negozi dal fascino quasi onirico. L’ultimo piano accoglieva un vasto salone principesco, destinato a feste, conferenze, spettacoli e cerimonie.

Appena varcata la soglia, un lieve profumo di fiori freschi e un sottofondo musicale classico avvolgevano i visitatori.

Leyla era incantata. I suoi occhi correvano da un dettaglio all’altro, cercando di catturare ogni riflesso, ogni sfumatura di luce sulle superfici lucide. Un nodo di trepidazione le serrava lo stomaco, come se qualcosa di importante stesse per accadere. Non si accorse nemmeno che Helen si era allontanata per un attimo, ritornando poco dopo con il marito.

Adam, un uomo dal sorriso contagioso e dalla parlantina affabile, non riuscì a contenere la gioia.

«Oh, che piacevole sorpresa! Ho atteso con ansia questo momento! Piacere, sono Adam!» disse con un calore che sembrava avvolgere Leyla come un abbraccio, tendendole una mano con uno sguardo brillante e sincero.

«Piacere mio, Adam. Immagino tu sappia chi sono,» rispose la ragazza, sorpresa dalla cordialità.

«Altroché! Helen mi ha parlato moltissimo di te. Ma nessuna parola può rendere giustizia al tuo fascino. Sarai l’invidia di molte. Sono davvero felice che tu sia qui. Se hai bisogno di qualcosa, ti basterà un fischio!» concluse, strizzando l’occhio con aria giocosa.

Leyla sorrise, rispondendo con un timido inchino.

Wow! Ha un’opinione inaspettatamente alta di me.

Helen, soddisfatta delle presentazioni, sfiorò la guancia di Adam con un bacio.

«Bene! Sono contenta che vi siate conosciuti. Ora io e Leyla andiamo a fare un giro turistico. Ci rivediamo verso mezzogiorno al self-service.»

Poi, rivolta a Leyla, aggiunse: «Immagino che tu voglia comprarti qualche bel vestito, vero?»

«Certo! Ma meno di quanto desideri visitare la biblioteca,» rispose lei con entusiasmo.

Adam si stupì del suo interesse.

«Dopo pranzo, Helen avrà delle commissioni da sbrigare. Se vuoi, puoi restare con me e avrai accesso a tutti i libri che desideri.»

«Non vedo l’ora! Anzi, spero che Helen si perda in giro e torni il più tardi possibile,» esclamò con tono scherzoso.

Risero tutti, l’atmosfera era leggera, quasi spensierata. Eppure, Leyla colse nello sguardo di Adam qualcosa di enigmatico, un’ombra di un’inquietante apprensione, come se nascondesse un segreto che non poteva ancora rivelare.

Passeggiarono tra le vetrine, ma Leyla appariva distratta, poco attratta da manichini e luci. Helen, attenta come sempre, notò subito la sua indifferenza.

«Non puoi passare tutto il tempo nei libri,» disse con un sorriso materno, prendendole il braccio. «Ogni tanto ci vuole un po’ di frivolezza. Vieni, ho un negozio perfetto per te.»

Senza darle il tempo di protestare, la condusse in una boutique giovanile, vibrante di colori e musica. L’aria profumava di tessuti nuovi, il locale era pieno di clienti. Una commessa dal sorriso esperto si avvicinò.

«Credo che questa giovane abbia bisogno di un guardaroba adatto alla sua nuova vita,» disse Helen, affidando alla commessa una missione importante.

La commessa, elegante e sicura di sé, osservò Leyla un momento, poi prese in mano la situazione. In meno di un’ora, Leyla uscì con due paia di pantaloni sportivi, una camicia semplice ma raffinata, due felpe comode e un paio di stivaletti dallo stile militare. Scelse capi pratici ed essenziali, che riflettevano la convinzione che la vera essenza risieda nella persona, non negli abiti.

Il tour si concluse al self-service, dove si ritrovarono con Adam. Il ristorante, dai toni caldi e rilassanti, era perfetto per una pausa. Durante il pranzo, Helen si fece seria.

«Prima di andar via, un consiglio: cerca di moderare le parole in biblioteca. Non tutti apprezzano la tua franchezza.»

Leyla annuì. Sapeva che Helen aveva ragione, ma trattenersi non era mai stato semplice.

Appena Adam rientrò alla reception della biblioteca, gli studenti lo circondarono immediatamente. Il suo carisma e la sua pazienza li conquistavano, e la sua calma li rassicurava.

Leyla, intanto, attraversò l’atrio della biblioteca, senza parole di fronte alla sua magnificenza. Le pareti erano coperte di libri fino al soffitto, decorato con costellazioni luminose e figure mitologiche; il pavimento alternava marmo bianco e nero, mentre lampadari imponenti illuminavano l’ambiente. L’aria profumava di carta e antichi manoscritti.

Si sentiva trasportata in un altro mondo. I lunghi tavoli in legno scuro, le lampade con paralumi verdi, il silenzio interrotto solo dal frusciare delle pagine: tutto la invitava alla scoperta. Si aggirava tra gli scaffali come in un labirinto, sfiorando copertine, osservando gli altri lettori assorti.

Non passò inosservata.

Incrociò più volte lo sguardo con Taylor, il cui carisma era impossibile da ignorare, e con Simon, che irradiava calma e intelligenza. Taylor sorrideva con disinvoltura, Simon sembrava il tipo capace di risolvere enigmi per ore.

Niente male! pensò Leyla, notando il loro interesse.

Ma non erano gli unici a osservarla.

«Ciao, sei nuova?» disse una voce alle sue spalle, mielata ma tagliente. Cassie emerse come un’ombra elegante. Accanto a lei, Tiffany sorrise con distacco.

«Se ci dici cosa cerchi, possiamo aiutarti,» aggiunse.

Leyla, ignara delle loro vere intenzioni, rispose con entusiasmo: «Piacere, mi chiamo Leyla»

«Piacere mio, Cassie.»

«Io sono Tiffany,» replicarono, coordinate come attrici in scena.

Leyla le osservò, affascinata: impeccabili, eleganti, quasi irreali. I loro abiti erano sofisticati, le unghie laccate scintillavano. Per un istante, si sentì fuori posto.

«Allora, cosa cerchi?» chiese Cassie, inclinando il capo con aria intrigante.

«Forse speravi di incontrare due ragazze affascinanti come noi?»

Leyla rise. «Siete fuori strada! Sto solo ammirando il vostro stile. Mi piacciono i ragazzi… almeno fino a prova contraria. In tal caso, vi terrò a mente.»

Cassie sollevò un sopracciglio, sorpresa più dalla battuta che dal possibile rifiuto, sospettando una rivale per Taylor.

«Bene. Allora, cosa cerchi davvero?» insistette con tono deciso.

«Solo delle mappe,» rispose Leyla.

«Mappe? Di che tipo?» domandò Tiffany, incuriosita.

«Se veniamo da un altro luogo, devono esistere mappe che lo mostrano. Non può esserci solo Edenlost.»

Cassie e Tiffany sogghignarono, trattenendo a stento le risate.

«Ma vieni da Marte? Prima ci cancellano la memoria e poi ci mostrano le carte geografiche dei luoghi in cui abbiamo vissuto?» ridacchiò Tiffany. Le loro risate echeggiarono nella sala, infastidendo i presenti.

Leyla sentì la rabbia montarle dentro, accompagnata da un’ondata di umiliazione che la costrinse ad abbassare lo sguardo; il viso le si fece teso e le mani si strinsero a pugni. La sua ciocca, solitamente castana, si accese di un rosso intenso.

«Se non avessi le stampelle, non ci penserei due volte a darvi una lezione. Ma non finisce qui!»

Cassie e Tiffany si scambiarono uno sguardo incerto: forse l’avevano sottovalutata.

Ferita e furiosa, Leyla non sapeva se ce l’avesse più con loro o con sé stessa. Una cosa era certa: quella era solo la prima battaglia persa.

La prossima volta, non avrebbe permesso a nessuno di metterla in ridicolo. E chiunque avesse osato provarci, se ne sarebbe pentito.

✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧

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