Urban Fantasy & Dystopian Sci-Fi

Banner con la protagonista Leyla, copertine dei libri di Alexandra Kathleen Blade e ambientazioni della saga Edenlost

Quali sono i tuoi artisti preferiti?

I miei artisti preferiti sono quelli che riescono a toccare qualcosa di invisibile, quelli che non si limitano a creare, ma a far sentire.

La musica di Ludovico Einaudi è per me un viaggio interiore. Ogni nota parla una lingua silenziosa, capace di arrivare dove le parole non bastano. Mi accompagna spesso mentre scrivo, ma anche quando viaggio da sola: nei paesaggi che scorrono fuori dal finestrino, la sua musica diventa la colonna sonora perfetta di quei momenti sospesi tra il mondo e me stessa.

Amo profondamente anche Monet e il suo modo di dipingere la luce come se fosse viva. Nei suoi colori c’è un respiro che muta, come se il tempo stesso fosse un’emozione. I suoi quadri mi ricordano che la bellezza non è mai statica, ma fragile, mutevole, sempre in cerca di equilibrio.

E poi c’è il cinema americano, una delle forme d’arte che più amo. Mi affascina la sua capacità di costruire mondi in cui tutto, dalla scenografia alla fotografia, dalle luci fino ai silenzi, diventa parte del racconto. Ogni dettaglio sembra pensato per far vibrare qualcosa dentro lo spettatore. Gli attori americani, poi, mi colpiscono per la loro intensità: riescono a dare verità ai personaggi, anche nei ruoli più estremi o silenziosi. C’è una dedizione quasi sacra nel modo in cui vivono l’arte della recitazione, come se ogni film fosse un frammento di vita reale, non una finzione.

Amo quella dimensione epica e intima insieme, quella magia che trasforma una semplice storia in un’esperienza emotiva. Forse è questo che mi lega così tanto al cinema americano: la sensazione che, per due ore, tutto possa accadere e che anche l’impossibile possa trovare la sua forma.


Ispirazione artistica: viaggio solitario tra musica di Einaudi, luce di Monet e cinema americano

In fondo, credo che l’arte che amo di più sia quella che ci accompagna nei silenzi, nei viaggi, nei giorni in cui abbiamo bisogno di ritrovarci. Quella che, anche solo per un istante, ci fa sentire di nuovo parte di qualcosa di infinito.

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