
Il tiramisù: dolce complice di risate e ricordi indimenticabili.
Scrivi della tua cottura più straordinaria o del fallimento della cucina.
Se dovessi raccontare la mia più straordinaria avventura culinaria, non avrei dubbi: il tiramisù.
Per anni è stato il mio asso nella manica, il dessert che faceva brillare gli occhi agli ospiti. Con la stevia al posto dello zucchero per l’amica diabetica, con i biscotti senza glutine per quella celiaca… insomma, il mio tiramisù era un camaleonte del gusto: adattabile, inclusivo, sempre pronto a conquistare. E, modestamente, conquistava sempre.
Poi, un giorno, il destino ha deciso di mescolare le carte. Dopo episodi di malessere e montagne di esami, la sentenza: allergia a tutte le componenti dell’uovo. Non una cosina da niente: roba seria, con tanto di adrenalina da portare sempre dietro.
Ora, ditemi voi: come si sopravvive quando il tuo cavallo di battaglia, la tua gloria in cucina, il dolce che ti ha fatto guadagnare più applausi di una rockstar… ti viene letteralmente proibito?
Non solo non posso più farlo, ma non posso neppure ordinarlo al ristorante. È come se Romeo avesse detto a Giulietta: “Ti amo, ma da lontano e solo nei ricordi”.
La cosa più assurda? Sono cresciuta a uova fresche, quelle delle galline del contadino. Le ho mangiate per tutta la vita senza battere ciglio. E poi, all’improvviso, zac! Il mio corpo ha deciso che le uova non erano più le benvenute. Così, di punto in bianco, mi sono ritrovata a salutare il tiramisù come un vecchio amore impossibile.
Mi resta solo una speranza: trovare una ricetta senza uova che riesca comunque a colpire il mio palato sopraffino per i dolci (e quello dei miei amici esigenti). Non sarà facile, ma d’altra parte… le grandi storie d’amore meritano sempre un sequel, no?



Rispondi