Leyla mette piede per la prima volta nella città che l’ha ospitata 🌆. Edenlost è luminosa, viva… ma tra le sue strade si muovono ombre pronte a cambiare ogni certezza 🕵️♀️.
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«Non posso crederci!» esclamò Leyla, gli occhi colmi di stupore, mentre la luce misteriosa dello specchio svaniva lentamente nell’aria, lasciandola incredula. Per un istante fugace aveva intravisto un’immagine sfocata di Evelyn, la donna che popolava i suoi sogni: un volto familiare, eppure così distante.
Quella connessione telepatica la travolse come un’onda improvvisa, gettandola in uno stato di inquietudine mista a trepidazione. La smania di scoprire la verità dietro quell’enigmatico messaggio si fece urgente, un fuoco vivo dentro di lei. Era convinta che le donne dei suoi sogni — sua madre Evelyn e sua nonna — avessero avuto un ruolo cruciale nella sua vita, ben lontano dalla crudeltà con cui Helen le aveva descritte.
«Maledizione! Sono stata ingannata!» gridò Leyla, mentre lacrime di rabbia e delusione le rigavano il viso. «La storia che Helen mi ha raccontato non può essere vera! Come ha potuto tradirmi proprio lei, l’unica persona a cui mi sento davvero legata?»
Sapeva che molte cose non tornavano, ma sperava che, una volta uscita da quella stanza, avrebbe trovato delle risposte. Tuttavia, tutto dipendeva ancora da Helen, che controllava l’apertura di porte e finestre tramite un semplice tocco su un dispositivo fissato al muro. La frustrazione cresceva, accavallandosi in un groviglio di emozioni che la faceva sentire impotente e, allo stesso tempo, più determinata che mai a scoprire la verità.
Leyla si lasciò andare al pianto, permettendo alla tristezza di fluire liberamente. Ma una volta ritrovata la calma, decise che era meglio tenere per sé i propri sospetti, almeno finché non avesse avuto una visione più chiara di quella strana realtà.
I giorni successivi passarono in un misto di ansia e attesa, ogni istante vissuto nella speranza che l’apparizione di Evelyn si ripetesse. Ma, con sua grande delusione, non accadde nulla. Leyla passava notti insonni, fissando il soffitto nell’attesa spasmodica dell’alba.
Poi, finalmente, qualcosa cambiò. Non l’apparizione che sperava, ma ciò che desiderava con profondo trasporto: la possibilità di vedere Edenlost con i propri occhi.
Colma di energia, Leyla si preparava ad attraversare la soglia della metropoli, pronta a esplorare i misteri che sapeva avrebbero cambiato il corso della sua vita. Con il cuore pieno di speranza e la mente affamata di risposte, si avventurava verso l’ignoto.
«Non vedo l’ora!» esclamò, la voce vibrante d’entusiasmo. «Finalmente potrò vedere questa città e dare forma a ciò che finora ho solo immaginato, ascoltando i racconti di Helen.»
«Questa vista dalle finestre non è granché suggestiva…» borbottò poi, parlando a sé stessa mentre osservava il paesaggio grigio oltre i vetri.
Il tempo pareva trascinarsi all’infinito. Ogni minuto aumentava la sua impazienza. Leyla camminava avanti e indietro nella stanza, le mani che si aprivano e si chiudevano nervosamente, gli occhi fissi sull’orologio.
Sono impaziente di esplorare la biblioteca, pensò, …e di conoscere Adam. Mi chiedo che tipo sia! Helen non mi ha detto quasi nulla di lui… come del resto.
Pervasa da un’energia nuova, si sentiva finalmente pronta a lasciare quelle mura. Non si preoccupò nemmeno troppo quando notò che la ciocca dei suoi capelli, raccolta in una treccia, era diventata più chiara del solito. Era abituata a quei cambiamenti: nero, rosso, biondo. Helen stessa le aveva confidato di non aver mai visto nulla di simile. Anche quel mistero finiva nella lista di cose da chiarire, ma per il momento passava in secondo piano.
Un brivido le percorse la schiena quando vide Helen attraversare la strada. Per stemperare la tensione, si nascose dietro la porta, rischiando di prendersela in faccia quando si aprì di colpo.
Helen, vedendola barcollare dietro l’ingresso, trasalì: «Leyla, mi hai fatto venire un infarto! Ma cosa ti frulla per la testa?»
Leyla, divertita dal successo del suo scherzo, scoppiò a ridere: «Hai visto che atleta sono diventata? Veloce come una lepre!» Le si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia, il cuore più leggero che mai.
Helen, intenerita, la strinse forte. «Che ragazza indomabile!» esclamò, colma d’affetto.
«Devo dirtelo sottovoce,» sussurrò Helen, abbassando la voce come se temesse che qualcuno potesse origliare. «Nei miei ultimi rapporti ho dovuto scrivere che eri più docile di quanto non sia in realtà. Altrimenti non ti avrebbero lasciata uscire. Spero davvero di non doverlo rimpiangere. Ma sai una cosa?» sorrise, «non potrei essere più felice di averti qui con me.»
In fondo, Helen avrebbe rischiato qualsiasi cosa per vederla felice. Tuttavia, adottò un tono più severo: «Ora, ascoltami bene. Non puoi allontanarti da sola, sei sotto la mia responsabilità. E no, non ti verranno ancora prese le impronte digitali per aprire la porta. Vogliono prima vedere quanto sei disposta a rispettare le regole.»
Leyla fece una smorfia, ma non replicò. Non voleva compromettere la sua libertà appena conquistata. Spostò la stampella destra nell’altra mano e si mise in piedi, fiera, facendo un saluto militare.
«Sissignore!» disse, con un sorriso malizioso.
Durante il tragitto, Leyla salutava cordialmente chiunque incontrasse, il volto illuminato da una curiosità genuina. Notò come Helen, pur non più giovane, attirasse gli sguardi ammirati di molti uomini. Tutto la affascinava: ogni dettaglio di quella metropoli apparentemente perfetta la rapiva.
Edenlost prosperava grazie all’energia pulita dell’idrogeno e del sole. Le strade erano suddivise per traffico veloce, lento e pedonale, creando un labirinto di spazi aperti e aree gioco. Grattacieli a spirale sfidavano la gravità, e miniappartamenti a schiera punteggiavano il paesaggio. C’erano zone tematiche: un centro animato con boutique e ristoranti, un’area sportiva a ovest, un quartiere tranquillo a sud con un centro benessere e una zona eventi all’esterno.
Helen le propose una pausa su una panchina, ma Leyla rifiutò: «Grazie, ma non sono affatto stanca! Guarda quella struttura gigantesca lassù!» esclamò, indicando il cielo con occhi scintillanti.
Rimase affascinata da quel colosso architettonico che sembrava sfidare la logica. Era come se qualcosa in quella costruzione la chiamasse. La curiosità ardeva in lei.
«Quella è la Edenlost Skyline,» spiegò Helen, con orgoglio. «Ha una terrazza panoramica con vista sulla città e oltre le mura.»
Leyla si fece più seria. «E cosa c’è oltre le mura?»
«Nulla. Solo deserto, altopiani e sabbia,» rispose Helen con un tono sospeso tra mistero e verità.
Leyla abbassò lo sguardo, pensierosa. Helen, notando il cambiamento, cercò di distrarla: «Mi hanno detto quale sarà il tuo nuovo lavoro.»
«E perché non me l’hai detto subito?»
«Non potevo certo svegliarti nel cuore della notte! E poi, inizierai solo quando sarai guarita,» rispose Helen, sorridendo.
«Dai, dimmi! Non tenermi sulle spine!»
«In questa città, tutti devono accettare il lavoro assegnato. Lavorerai alla ‘Grande Fabbrica’. Non so esattamente in cosa consista, ma hai superato i test per un ruolo che richiede precisione e abilità manuale.»
«Interessante… ma che tipo di fabbrica è?»
«Non lo so. Nessuno lo sa davvero. Ognuno ha un compito specifico. Ma sono certa che presto incontrerai qualcuno che lavora lì e potrai saperne di più.»
Leyla, silenziosa, riprese a camminare. Helen la osservava con attenzione: sapeva che il silenzio della ragazza era sempre un segnale. «Tutto bene, Leyla?»
«Sì. Solo… mi chiedevo il motivo di tutti questi segreti.» Poi, cercò di alleggerire. «Meglio cambiare argomento. Guarda laggiù, chi sono quelle persone?»
«Sono gendarmi,» spiegò Helen abbassando la voce. «Soldati di Uttermost. Mantengono ordine e sicurezza.»
«Dovrei ignorare il mio istinto che mi dice il contrario?» chiese Leyla, scrutandoli in cerca di un ricordo sfuggente.
Helen rispose con ironia: «Certo, a meno che tu non stia pianificando qualche marachella.»
Leyla fece una smorfia. «Quegli uomini in nero, col volto coperto, non mi ispirano fiducia.»
Helen le afferrò il braccio, preoccupata. «Ti prego, Leyla, stai attenta a quello che dici. Devo spiegarti meglio certe cose. Nel frattempo, promettimi che fino a casa terrai la bocca chiusa.»
Leyla le sorrise, cercando di rassicurarla. «Va bene, non volevo allarmarti. Ma spero che qualcuno, prima o poi, mi dia risposte più chiare.»
Helen annuì, ma il suo sguardo rimase inquieto. Leyla, mentre si allontanavano, lanciò un ultimo sguardo ai gendarmi. Quelle sagome nere e silenziose sembravano osservare la città come presenze minacciose. Un brivido le corse lungo la schiena. C’era qualcosa, un ricordo confuso, che cercava di emergere. Edenlost nascondeva più segreti di quanti volesse ammettere. E Leyla era pronta a scoprirli. Anche a costo di rompere le regole. Anche a costo di tradire la fiducia di Helen.
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