🌀 Dopo la sconvolgente scoperta sull’isola, Evelyn intraprende un nuovo viaggio tra visioni, ricordi e incontri misteriosi. In questo capitolo, il passato e il presente si intrecciano con una rivelazione luminosa. La mappa della verità sta per mostrarsi.
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
Dopo la sconcertante notizia che Island of the Moon era sommersa, Evelyn rifiutò categoricamente di tornare in albergo. Il volto segnato dalle lacrime, gli occhi arrossati e il cuore pesante come una pietra. Sapeva che non avrebbe potuto riposare, anche se la notte precedente, trascorsa a preparare febbrilmente il viaggio, gravava già sulle sue spalle come un macigno. La tristezza l’aveva avvolta completamente, spegnendo quella grinta e quell’ottimismo che l’avevano sempre sostenuta nei momenti più bui.
Nonostante il freddo pungente che le mordeva la pelle e il suo corpo esile, ridotto a un fantoccio sballottato dal vento, decise di non tornare indietro. Con ostinazione, si incamminò verso la cima dell’imponente scogliera, una parete di roccia a strapiombo sul mare, e si sdraiò sull’erba umida che ricopriva il terreno come un tappeto gelido. L’aria salmastra le riempì i polmoni, mentre il rumore delle onde che si infrangevano sugli scogli risuonava come un canto lontano.
Si lasciò catturare dalla pace di quel luogo, affascinata dalla rara bellezza dei panorami mozzafiato. Davanti a lei si stendeva la baia, con il faro che si protendeva nel mare grigio, un faro solitario che sembrava vegliare su quel paesaggio desolato e maestoso al tempo stesso. Chiuse gli occhi, cercando di calmare il tumulto che le agitava l’animo, e richiamò alla mente le parole di sua madre, pronunciate con quella voce calma e rassicurante che non aveva mai dimenticato.
«Dalla mia posizione posso vedere chiaramente la potenza del tuo dono» le aveva detto. «Puoi fare molto di più! Esistono luoghi sulla terra carichi di un’energia misteriosa.»
Evelyn cercò di attrarre a sé tutta l’energia che sperava si nascondesse in quel paradiso terrestre. Sentiva la brezza accarezzarle il viso, la terra umida sotto le mani, e si concentrò con tutta la sua forza, proiettandosi verso Leyla. Era come se il suo cuore battesse all’unisono con quello della figlia, come se un filo invisibile le unisse attraverso lo spazio e il tempo.
E poi, all’improvviso, la vide.
Leyla era seduta sul letto, lo specchio tra le mani. Spostava i capelli da un lato all’altro della testa, alla disperata ricerca di un segno, una cicatrice che confermasse ciò che Helen le aveva raccontato riguardo all’intervento per cancellare la sua memoria. Ma ciò che attirò la sua attenzione, suscitando una profonda perplessità, fu una ciocca di capelli di colore diverso rispetto al resto della sua chioma castana. In un istante, Leyla la collegò a quella stessa ciocca che aveva visto nei suoi sogni: prima sulla testa di Evelyn, poi su quella della nonna.

L’emozione travolse Evelyn, rendendo impossibile ogni tentativo di contenimento. Vide lo sguardo sbalordito di Leyla, quel misto di stupore e confusione che le attraversava il volto mentre osservava quella ciocca, rimasta fino a quel momento perfettamente occultata dagli gli altri capelli.
In quell’istante, comprese che il tempo era maturato. Era arrivato il momento per Leyla di scoprire il potere che le era stato affidato, un potere ancora nascosto. Era come se un velo si fosse sollevato, lasciando intravedere un destino che entrambe avrebbero dovuto affrontare.
Tuttavia, l’angoscia per la separazione forzata a cui sembravano destinate le impedì di godere appieno di quella nuova consapevolezza. Il cuore di Evelyn si strinse mentre la visione svaniva lentamente, lasciandola di nuovo sola sulla scogliera.
Quando la visione svanì, Evelyn si alzò a fatica, le gambe incerte, la mente colma di immagini e dubbi. Rientrò in albergo esausta, il corpo pesante come piombo. Senza nemmeno togliersi il cappotto, si lasciò cadere sul morbido letto, accogliendo il sonno che la avvolgeva, mentre il rumore del mare continuava a echeggiarle nella mente.
Il sonno profondo la stava cullando dolcemente, quando un rumore insistente di pugni contro la porta della sua camera la strappò bruscamente al riposo.
Infastidita, Evelyn balzò dal letto, gli occhi ancora semichiusi, il corpo pesante per il sonno interrotto. Barcollò come un’ubriaca, si avviò verso la porta, il cuore che batteva all’impazzata e la mente annebbiata dalla rabbia.
«Ma che modi incivili sono questi di svegliare i vostri ospiti?» sbottò, spalancando la porta con un gesto brusco.
Dall’altro lato, una cameriera la fissava con occhi sgranati, il viso pallido e l’espressione imbarazzata.
«Mi scusi, signora,» balbettò, «ma ieri sera lei ci aveva chiesto di essere avvisata tempestivamente nel caso qualcuno venisse a cercarla. Abbiamo provato a chiamarla più volte con il telefono interno, ma non ha mai risposto. Preoccupati, abbiamo dovuto avvisare il direttore dell’hotel, che mi ha incaricata di venire personalmente per assicurarmi che stesse bene.»
Evelyn la guardò ancora visibilmente irritata, ma un barlume di lucidità cominciò a farsi strada nella sua mente.
«Certo che sto bene! Non capisco tutta questa agitazione. Ma… che ora è?» domandò ancora infastidita.
«Sono le tre del pomeriggio.»
«Cosa? Ma sta scherzando?» esclamò Evelyn, spalancando gli occhi per lo stupore.
«No, signora! Non si allarmi, la tranquillità di questo posto può far perdere la cognizione del tempo. Non è la prima volta che succede ai forestieri», spiegò la cameriera, con un tono conciliante.
Evelyn si passò una mano tra i capelli, cercando di riprendere il controllo. «Allora sono io a dovermi scusare… Ha detto che qualcuno è venuto a cercarmi?» chiese, ora più pacata.
«Ha capito bene. È passata la governante del signor Sean, che conosciamo bene. Ha riferito che lui e sua moglie sono rientrati prima del previsto e che la stanno aspettando a casa.»
Nell’udire quelle parole, una scossa le attraversò il corpo. In un attimo, Evelyn era completamente sveglia.
«Grazie,» disse in fretta, richiudendo la porta senza aspettare risposta.
Si sistemò velocemente: un abito pulito, un colpo di spazzola ai capelli, e poi uscì di corsa, spinta da un’energia che nemmeno sapeva di avere.
Mentre camminava a passo svelto, Evelyn si rimproverava mentalmente. Come ho potuto dormire così tanto? Sì, avevo bisogno di recuperare, ma è assurdo! Ora devo concentrarmi su altro. Mi stanno aspettando. Buone o cattive che siano, otterrò delle risposte!
A una ventina di metri da casa, Evelyn notò un uomo curvo su un’aiuola, intento a lavorare con un attrezzo da giardino. Era di statura media, completamente calvo, con una barba folta e ordinata che incorniciava un viso attento. Indossava pantaloni di velluto a coste logori e una camicia di flanella a scacchi: un abbigliamento semplice che gli conferiva un’aria rustica ma gentile. Era assorto nel suo lavoro, le mani che muovevano la terra con una precisione quasi artistica.

Evelyn si fermò un istante a osservarlo, poi, con il cuore in gola, si avvicinò decisa. Giunta al cancello, parlò con voce ferma: «Buongiorno, lei è Sean?»
L’uomo si voltò con curiosità, poi si accostò alla staccionata, appoggiando una mano sporca di terra sul legno.
«Buongiorno! Sì, sono io,» rispose con un tono cordiale. «È venuta ieri? Come potrebbero dei ‘vecchietti’ come noi esserle d’aiuto?»
Evelyn si schiarì la voce, cercando le parole giuste. Il ricordo del disprezzo al bar le attraversò la mente, ma con un sorriso ironico si fece coraggio.
«Forse penserà che abbia perso qualche rotella per strada. Ma ormai sono qui, quindi corro il rischio.»
Sean percepì la sua esitazione, ma rispose con un sorriso rassicurante. «Dica pure! Le assicuro che non ho mai mangiato nessuno, e non inizierò certo con una donna graziosa come lei.»
Quelle parole bastarono a farla sorridere. Parlò d’impulso, senza più filtri. «Mi servirebbe il vostro aiuto… domani sera, con la luna piena, dovrei andare su Island of the Moon.»
Il volto di Sean si fece serio all’istante. I suoi occhi, un attimo prima accoglienti, divennero attenti e indagatori. La studiò in silenzio, come per valutarne la sincerità. Poi, senza dire una parola, aprì il cancello lentamente e le fece cenno di seguirlo.
Il cuore di Evelyn si riempì nuovamente di speranza. Quella reazione, sebbene enigmatica, le sembrò un segnale. Era la stessa speranza che sua madre le aveva instillato, la stessa che l’aveva guidata fino a lì. Ogni passo che faceva al fianco di Sean sembrava condurla verso qualcosa che non poteva più eludere.
Entrarono in un salotto intimo. I mobili in legno scuro, i tappeti spessi, le pareti colme di quadri e libri polverosi: ogni elemento trasudava storia e mistero.
«Attenda qui. Tornerò con Brenda tra qualche minuto,» disse Sean, lasciandola sola con i suoi pensieri.
Evelyn si sedette accanto al camino. Il crepitio delle fiamme, l’odore di legna, il calore diffuso: tutto sembrava avvolgerla e rassicurarla. Chiuse gli occhi, per un attimo. Ma l’immagine di Leyla le trafisse il cuore. Una lacrima scivolò silenziosa, ma l’asciugò in fretta, riprendendo il controllo.
Il pavimento scricchiolò. Evelyn si raddrizzò voltandosi verso una figura femminile che entrò nella stanza con passo deciso.
Brenda era una donna imponente, con pelle chiara e lunghi capelli biondi che cadevano sulle spalle come un fiume dorato. Indossava un abito verde muschio e una mantella grigia, chiusa con una spilla da balia che scintillava alla luce del camino.

«È un onore incontrarvi,» disse Evelyn alzandosi, sinceramente emozionata. «Non potete immaginare quanto significhi per me essere qui.»
Brenda le rivolse un sorriso caldo.
«Il piacere è nostro, Evelyn. Sono Brenda. Spero davvero di poterti essere d’aiuto.»
Sean si avvicinò, stringendo tra le mani un antico rotolo di papiro, legato con un cordino consunto. Con solennità, lo porse a Evelyn.
Lei lo srotolò con rispetto, le dita tremanti.
Le linee tracciate sulla pergamena sembravano pulsare di vita propria.
«È… è la mappa dell’isola?» chiese, incredula. «Perché la state dando a me? Mi è stato detto che l’isola si è inabissata.»
Brenda le posò una mano sulla spalla. «Presto tutto avrà senso, cara. Tieni la pergamena aperta… lascia che l’atmosfera compia il resto.»
Sean chiuse le finestre. La stanza si immerse nel buio, illuminata solo dal fuoco. L’aria si fece densa, vibrante.
Evelyn restò immobile, la pergamena tra le mani e il cuore in tumulto. Brenda si mise alla sua sinistra, Sean alla destra. Con un gesto sincronizzato, appoggiarono le mani sulle sue spalle.
Un fremito la percorse. Evelyn si sentì attraversare da un’energia, come un filo invisibile. La mappa iniziò a vibrare. La strinse più forte, restando con il respiro sospeso.
Poi, nel silenzio carico di attesa, la pergamena emise un bagliore dorato. La luce si diffuse ovunque, avvolgendoli. I tratti sulla mappa si animarono, disegnando un sentiero che si allungava verso l’estremità dell’isola.
Al centro si formò una spirale luminosa, che vorticosamente saliva verso il soffitto, vibrante, viva. Evelyn rabbrividì. Il vortice sembrava chiamarla.
Quella spirale era la chiave. Il punto d’unione tra il passato e ciò che stava per compiersi. Evelyn guardò la luce con meraviglia e timore.
Le parole della madre le risuonarono nella mente con forza limpida: «Se riuscirai a superare tutte le difficoltà e a ottenere il ciondolo di Luna, esso ti conferirà un potere immenso per connetterti con Leyla.»
Ora, davanti a quella porta di luce, Evelyn si chiedeva:Quali prove l’attendevano? Il ciondolo era davvero lì, oltre il vortice? O era solo l’inizio di qualcosa di ancora più grande?
✦✧✦✧✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✧✦✧✦✧
🌙 Evelyn ha intravisto la mappa… ma il viaggio è tutt’altro che finito.
📌 Il prossimo capitolo continuerà con l’avventura di Leyla e vi porterà ancora più in profondità nella città senza confini.
Se vuoi scoprire tutti i misteri di Edenlost, la seconda edizione completa – in formato cartaceo ed ebook – clicca qui.
💬 Se ti sta piacendo questa storia, lascia un commento o un like: ogni segnale è una scintilla che alimenta questo mondo.



Rispondi