Evelyn si ritrovava ormai da diversi giorni in una spirale di angoscia, un vortice che sembrava non volerla mai lasciare andare. L’unica luce che attendeva con ansia ogni giorno era il momento in cui tutti si allontanavano dalla sua casa, lasciandola finalmente libera di esprimere il suo dolore.
Il Sostegno del Vicinato e la Visita dell’Editore
La signora Pina, sempre così invadente, si era mostrata inaspettatamente premurosa, organizzando turni di sorveglianza per non lasciarla mai sola. Era incredibile come il vicinato si fosse unito per sostenerla, come se la sua tragedia avesse risvegliato un sentimento nascosto in ciascuno di loro, un’empatia che nemmeno sapevano di possedere.
In quei giorni bui, anche l’editore di Evelyn aveva fatto visita. Un uomo noto per la sua intransigenza, famoso per non concedere ritardi nella consegna dei progetti, aveva sorpreso tutti, soprattutto Evelyn, mostrando un lato di sé che nessuno avrebbe mai immaginato. Con un’espressione insolitamente mite, le aveva annunciato che la data di consegna del libro a cui stava lavorando era stata posticipata.
“Mi sembra il minimo che potessi fare, Evelyn,” le aveva detto con la voce più calda del solito. “Se fosse in mio potere, ti riporterei a casa Leyla e cancellerei tutta questa sofferenza. Ancora non riesco a credere che sia potuto accadere.”
“Ti ringrazio,” aveva risposto Evelyn con la voce ancora intrisa di tristezza, ma con un barlume di gratitudine, “in questo momento, ogni parola mi sfugge, come se il dolore avesse offuscato la mia capacità di concentrarmi.”
Evelyn e l’editore si conoscevano da anni, ma quella visita aveva rivelato un lato di lui che lei non aveva mai visto prima: la compassione. Era un gesto che, seppur piccolo, la consolava e le dava un po’ di sollievo, come una brezza leggera in una giornata afosa.
Tuttavia, nonostante le attenzioni ricevute, Evelyn sapeva che nessuno poteva davvero comprendere la tempesta che le dilaniava l’anima. Di giorno, l’ansia la logorava, alimentata dal terrore costante che Leyla potesse non essere più in vita. Solo di notte trovava un fragile sollievo, quando il silenzio della casa le permetteva di entrare in uno stato meditativo e, attraverso di esso, cercare un contatto con sua figlia.
Evelyn si era affidata al suo dono, quel potere misterioso che le permetteva di seguire ogni istante della vita di sua figlia, anche se solo attraverso frammenti di visioni. Eppure, non riusciva a capire perché Leyla fosse rimasta in uno stato di coma vegetativo per così tanto tempo. Era come se qualcosa, o qualcuno, la stesse trattenendo lontano, in un luogo inaccessibile persino al dono di Evelyn.
La sola nota positiva era che, da quella terribile sera in cui la ragazza era stata rapita, Evelyn non aveva più visto quei loschi individui vestiti di nero. L’unica persona che si accostava alla giovane era una signora di media età, che compariva ogni cinque o sei ore con la puntualità inquietante di un rituale.
Quella donna si muoveva con una delicatezza quasi materna. Prima passava una spugna imbevuta d’acqua fresca sul viso pallido di Leyla. Poi controllava con attenzione il sottile sondino che le attraversava il naso, assicurandosi che fosse al suo posto, e misurava con meticolosità i parametri vitali, annotandoli su un taccuino sempre infilato nella tasca del grembiule insieme a una penna.
Quando stava per uscire, si fermava sempre un attimo, come se le dispiacesse lasciare la ragazza troppo sola. Accarezzava il suo volto con una tenerezza che sembrava quasi fuori luogo e le posava un bacio sulla fronte, un gesto discreto ma pieno di conforto, come se volesse donarle un filo di calore in mezzo a quel gelo immobile.
Nonostante tutto, Evelyn non riusciva a trovare pace. La limitazione del suo dono la perseguitava. Desiderava ardentemente andare oltre le semplici visioni, scoprire chi fosse quella donna, da dove venisse e perché si prendesse cura di Leyla. Ma senza un oggetto appartenuto a quella persona, ogni tentativo di entrare in contatto con lei era destinato a fallire.
Evelyn si torturava con domande a cui non riusciva a dare risposta: “Perché Leyla non è monitorata con strumenti ospedalieri? Perché, nonostante tutti i miei sforzi, non riesco a localizzare il luogo in cui la tengono prigioniera?”
Il suo dono le aveva sempre permesso di viaggiare liberamente attraverso le vite delle persone, dal momento della nascita fino alla morte terrena e oltre, quando diventavano spiriti. Ma ogni tentativo di entrare in connessione telepatica con Leyla si era infranto contro un muro di silenzio. La sua mente vagava nel buio più profondo, e ogni volta sentiva sua figlia scivolare via, sempre più distante.
Evelyn sapeva bene che superare un certo limite l’avrebbe esposta a gravi pericoli. Avrebbe potuto rimanere intrappolata in quell’oscurità insieme a sua figlia, senza alcuna possibilità di salvezza per entrambe.
Il Rituale Notturno di Evelyn: La Lotta Contro l’Oscurità
Così, ogni sera, dopo essersi assicurata che nessuno potesse disturbarla, Evelyn si preparava per il suo rituale. Controllava con cura che le imposte di casa fossero ben chiuse, poi si dirigeva lentamente verso il salotto. Il freddo della stanza la spingeva ad alimentare il camino con la legna più secca che trovava, e rimaneva seduta lì vicino, immersa nel bagliore tremolante, finché le fiamme divampavano in un sonoro crepitio che rompeva l’immobilità del silenzio.
Poi, con mani tremanti, disponeva le candeline sul tappeto, formando un cerchio abbastanza ampio da potersi sdraiare al centro. Le accendeva una dopo l’altra, mentre le luci proiettavano ombre danzanti sulle pareti, come un fragile scudo contro la solitudine che la circondava.
Si distendeva, posando sul petto il diario di Leyla, carico di ricordi e speranze. Finché la stanchezza non prendeva il sopravvento, si concentrava con ogni fibra del suo essere per raggiungere la mente della figlia, scuoterla, riportarla indietro dalla nebbia in cui sembrava smarrita. Ma ogni volta, il vuoto la inghiottiva, divorando ogni speranza.
“Ancora niente…” mormorava, la voce spezzata dalla frustrazione e da un dolore che non le dava tregua. “Cosa le hanno fatto? Maledizione… mi sento così impotente.”
Evelyn rimaneva lì, avvolta dal tremolio delle candele, finché le lacrime le velavano lo sguardo e il sonno le concedeva un’unica tregua al supplizio.
⋆⋆⋆⋆⋆✦✦ 𝓛𝓮𝔂𝓵𝓪 ✦✦⋆⋆⋆⋆⋆
✨ Il viaggio di Evelyn continua…
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