
Qual è la cosa che preferisci di te?
La mia sensibilità.
Quella parte di me che a volte pesa, che mi rallenta, che mi obbliga a sentire tutto, anche ciò che preferirei ignorare.
Eppure è proprio lei a trasformare ogni ombra in una possibilità e ogni silenzio in una storia.
La sensibilità è la mia bussola.
È ciò che mi permette di vedere oltre la superficie, di percepire vibrazioni sottili, di ascoltare ciò che non viene detto.
È una porta aperta: lascia entrare emozioni, intuizioni, dettagli che diventano la materia viva dei miei romanzi.
Quando scrivo, non parto mai da un’idea.
Parto da un sentire: un’immagine che si accende, una voce che sussurra, una tensione che chiede spazio.
La pagina bianca non è mai vuota: è un luogo che aspetta.
Questa sensibilità non è sempre semplice da gestire, ma è il dono che definisce la mia voce.
È ciò che mi permette di creare mondi come Edenlost, fragili, intensi, pieni di luce e ferite.
È ciò che mi guida mentre cerco di raccontare non solo ciò che accade, ma ciò che le persone provano mentre accade.
Scrivere, per me, è questo:
trasformare ciò che sento in qualcosa che altri possano riconoscere.
E se anche un solo lettore si ritrova tra le mie righe, allora quel “sentire troppo” diventa finalmente un superpotere.
Forse è per questo che Edenlost esiste: perché certe storie non chiedono solo di essere immaginate. Chiedono di essere sentite.



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